Decreto innovazione, no di Italia Viva: “Vi ha contribuito Casaleggio”

decreto-innovazione-casaleggio

Italia Viva ha deciso di bloccare l’iter legislativo del cosiddetto decreto innovazione, presentato lo scorso 17 dicembre e contenuto all’interno del decreto milleproroghe. Il partito di Matteo Renzi ha infatti sollevato alcune perplessità in merito al piano per l’innovazione digitale del Paese, che nei suoi documenti ufficiali ringrazia Davide Casaleggio inserendolo tra i contributori del testo. Alla richiesta dei renziani di sospendere fino a nuovo ordine il dibattito sul decreto innovazione si è aggiunto anche il ministro della Cultura del Pd Dario Franceschini.

Italia Viva blocca il decreto innovazione

La presa di posizione di Italia Viva (esplicitata dalla capodelegazione del partito Teresa Bellanova) arriva a seguito della pubblicazione di un articolo de Linkiesta in cui viene mostrato come nel piano dal titolo “2025. Strategia per l’innovazione tecnologica e digitale del Paese” la ministra per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano – espressione del M5s – ringrazi esplicitamente l’eminenza grigia del Movimento come contributore del testo del decreto.

Nel giustificare i suddetti ringraziamenti al figlio del fondatore del M5s, il ministero ha spiegato che si trattavano semplicemente di note a titolo personale scritte di suo pugno dalla ministra Pisano: “[Con Davide Casaleggio non c’è stata] nessuna consulenza, di nessun tipo. […] I ringraziamenti sono personali e vanno alle tante persone che, nel corso di questi mesi, sono stati importanti interlocutori e hanno contribuito con idee e stimoli”.

Le parole di Dario Franceschini

A fianco di Italia Viva si è successivamente schierata l’intera delegazione del Pd con a capo il ministro della Cultura Dario Franceschini, anche lui perplesso riguardo la citazione a Casaleggio nel testo del decreto. L’ex segretario Dem ha infatti richiesto ulteriore tempo per esaminare dettagliatamente il piano: Oggi non c’erano le condizioni per approvare in Consiglio dei ministri il Piano per l’Innovazione digitale. C’è bisogno di un approfondimento e le norme, frutto di un’intesa nella maggioranza, potranno essere inserite in un emendamento in sede di conversione del decreto”.