Delitto Macchi, assolto Binda

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I giudici della Corte d'assise d'appello di Milano hanno assolto "per non aver commesso il fatto" Stefano Binda, accusato e condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio di Lidia Macchi, violentata e uccisa con 29 coltellate nel 1987. La riapertura del processo è servita per ribaltare la sentenza iniziale. Binda tornerà subito in libertà.


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"Abbiamo sempre atteso e aspettato per 32 anni sperando che prima o poi si sapesse la verità, Lidia non ce la restituisce nessuno e neppure questi anni senza di lei. Anche adesso vogliamo sapere la verità su quello che è accaduto quella sera, è una cosa che chiunque vorrebbe sapere" ha detto Stefania Macchi, sorella della vittima.

"Sono un po' stordita, sono molto contenta e ora andiamo a casa, siamo stanchi" ha commentato Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda. Le motivazioni della decisione della prima sezione della Corte d'assise d'appello saranno rese note tra 90 giorni. Binda, presente in aula in una gabbia protetto dal vetro, è rimasto quasi immobile quando è stata pronunciata la sentenza: nessuna lacrima o frase rivolta ai presenti.

"Non ho ucciso Lidia Macchi, non l'ho uccisa io, non so nulla di quella sera. Sono innocente" le parole pronunciate stamane davanti ai giudici che questa volta gli hanno creduto. "Non ho spedito la lettera", ha detto facendo riferimento alla poesia 'In morte di un'amica', inviata il giorno del funerale e considerata dall'accusa la prova regina contro l'imputato. Un elemento che solo dopo anni si è rivelato centrale nell'inchiesta e che ha portato alla svolta e all'arresto di Binda. Affermazioni quelle di Binda che a fine giornata, dopo una lunga udienza e tre ore di camera di consiglio, diventano - insieme agli altri elementi presentati dalla difesa - verità processuale.

In attesa di eventuali ricorsi in Cassazione da parte di procura e parte civile, il 52enne ex compagno di liceo della vittima sta per lasciare il carcere di Busto Arsizio, dove era rinchiuso dal gennaio 2016 dopo l'ergastolo deciso dai giudici varesini di primo grado.


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