Delitto Macchi, Binda: non l'ho uccisa io, sono innocente

Fcz

Milano, 24 lug. (askanews) - "Non ho ucciso io Lidia Macchi. Sono innocente ed estraneo a tutta la vicenda". Così Stefano Binda, unico imputato per l'omicidio di Lidia Macchi, la studentessa uccisa con 29 coltellate nel gennaio 1987 nel bosco Cittiglio, in provincia di Varese, ha ribadito la sua innocenza con una serie di dichiarazioni spontanee rese davanti ai giudici Corte d'Assise d'Appello di Milano.

La speranza di Binda è di ottenere in appello un ribaltamento della sentenza della Corte d'Assise di Varese che nell'aprile 2018 lo condannò all'ergastolo. "In quel periodo ero a Pragelato", ha assicurato ribadendo il suo alibi. "Non ho mai spedito la lettera", ha aggiunto. Il riferimento è al componimento "In morte di un'amica" recapitata alla famiglia Macchi il giorno dei funerali di Lidia e attribuita dagli inquirenti all'assassino della studentessa. Secondo una perizia grafologica disposta dalla Procura Generale di Milano, che nel luglio 2014 avocò le indagini fino a quel momento condotte senza risultati dai pm di Varese, l'autore del componimento è Binda. Da qui il suo arresto scattato nel gennaio 2016 a 29 anni da un delitto rimasto fino a quel momento irrisolto. Dopo le dichiarazioni spontanee dell'imputato, la parola è passata al sostituto procuratore generale Gemma Gualdi per la requisitoria.