Delitto Macchi, pg chiede conferma ergastolo per Binda

Fcz

Milano, 24 lug. (askanews) - E' Stefano Binda l'autore del componimento anonimo scritto dall'assassino di Lidia Macchi, la studentessa uccisa con 29 coltellate la sera del 5 gennaio 1987 in un bosco di Cittiglio, comune della provincia di Varese. E' l'argomentazione scelta dal sostituto procuratore generale di Milano, Gemma Gualdi, per chiedere ai giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano la conferma della condanna all'ergastolo già inflitta a Binda nel primo grado di giudizio. "Ogni parola di quella decisione è oro", ha detto la rappresentante della pubblica accusa riferendosi alla sentenza della Corte d'Assise di Varese che nell'aprile 2018 condannò l'imputato alla massima pena.

Binda, ex compagno di liceo di Lidia e militante, insieme a lei, nel movimento di Comunione e Liberazione, venne arrestato nel gennaio 2016, quasi 30 anni dopo un delitto rimasto fino a quel momento irrisolto. La Procura Generale di Milano, che nell'aprile 2015 avocò le indagini fino ad allora condotte senza risultati dai pm di Varese, dispose una consulenza grafologica che lo identiciò come l'autore della poesia "In morte di un'amica" che contiene una descrizione dettagliata della scena del crimine e proprio per questo, fin dalla primissima fase delle indagini, venne attribuita all'assassino della studentessa. "Binda - ha argomentato in aula il pg Gualdi - ha scritto quella lettera perchè ha una visione dei fatti. Il foglio proviene da un quaderno sequestrato a casa sua. Binda dice di non essere l'autore del componimento, ma la carta sui cui è scritto è di un quaderno che Binda aveva a casa e che lui ha ammesso di essere suo".

Accuse che il 50enne, difeso dagli avvocati Sergio Martelli e Patrizia Esposito, ha sempre respinto fornendo un alibi: nei giorni del delitto era in vacanza a Pragelato, nota località sciistica della alpi piemontesi non lontano da Sestriere. "Pragelato - ha osservato il pg in aula - è solo uno dei 6 alibi scelti da Binda, che fin dall'adolescenza era un tossicodipendente irrecuperabile".

Dopo la requisitoria dell'accusa, la parola è passata all'avvocato Daniele Pizzi, legale di parte civile della famiglia Macchi. Poi toccherà ai legali dell'imputato intervenire in aula per l'arringa difensiva. La sentenza potrebbe arrivare già oggi.