Delitto Mollicone, chiesti 5 rinvii a giudizio: uccisa in caserma

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Roma, 30 lug. (askanews) - L'ultima inchiesta sull'omicidio di Serena Mollicone finisce con una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 5 persone e una chiamata in causa diretta della caserma dei carabinieri di Arce, il piccolo paese in provincia di Frosinone dove viveva la ragazza. Lei aveva 18 anni e con il suo sorriso innocente e gli studi a Cassino, venne trovata cadavere nel bosco dell'Anitrella. In mezzo al nulla. Si pensò sulle prime all'azione di un maniaco. Poi venne coinvolto un carrozziere che aveva la bottega in zona. Solo i process successivi e le assoluzioni hanno permesso di sgombrare ogni sospetto su di lui.

Oggi, comunque, la Procura di Cassino ha chiesto cinque rinvii a giudizio. Le verifiche condotte dal procuratore capo Luciano d'Emmanuele hanno portato alla formale messa in stato d'accusa dell'ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, la moglie Anna e il figlio Marco, e il maresciallo Vincenzo Quatrale. Nei loro confronti - si spiega in una nota - la contestazione è di concorso in omicidio. Per Quatrale, anche lui carabiniere, si ipotizza anche quella di istigazione al suicidio, in relazione alla vicenda del brigadiere Santino Tuzi, che aveva detto quel che sapeva. Per l'appuntato Francesco Suprano, anche lui militare dell'Arma, l'accusa è di favoreggiamento.

"Grazie alla rivisitazione approfondita e sistematica di tutti gli atti procedimentali, svolta con la collaborazione del comando provinciale dei carabinieri di Frosinone - si spiega in una nota - alla riesumazione del cadavere e all'applicazione di tecniche all'avanguardia, sia all'opera della professoressa Cristina Cattaneo, del Labanof dell'Istituto di medicina legale di Milano che del Ris dei carabinieri di Roma, questo ufficio ritiene di aver provato che Serena Mollicone è stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce".

Con i nuovi accertamenti sono stati ascoltati 118 testimoni, molti dei quali presenti nella lista dei 1137 "più volte già sentiti nel corso dei 18 anni di indagine". Inoltre sono state fatte rogatorie in Francia, Polonia e Stato del Vaticano. Secondo gli inquirenti Serena sarebbe stata uccisa "con una spinta contro una porta, data la riscontrata perfetta compatibilità tra le lesioni riportate dalla vittima e la rottura di una porta collocata in caserma" e "la perfetta compatibilità tra i microframmenti rinvenuti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima ed il legno della suddetta porta, così come con il coperchio di una caldaia della caserma".

In ultimo si ricorda che "in seguito alla richiesta di nuove verifiche da parte dei familiari del brigadiere Tuzi, è stata disposta nel maggio 2016 la riapertura delle indagini relative alla sua morte, con nuovi accertamenti che hanno evidenziato che il suo suicidio è in stretta relazione con le sue rivelazioni sull'omicidio Mollicone rese pochissimi giorni prima; è stata trascritta per la prima volta una conversazione ambientale nella quale il maresciallo Quatrale, presente con lui in caserma la mattina del 1 giugno 2001, lo invitata esplicitamente a ritrattare le precedenti dichiarazioni".

Sulla base delle prove schientifiche e di quelle dichiarative si ritiene di "sostenere con fiducia l'accusa in giudizio".