Demenza precoce, tumori e Covid: dopo vent'anni l'11 settembre continua a fare vittime

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World Trade Center, 12 Settembre 2001 (Photo: Porter Gifford via Corbis via Getty Images)
World Trade Center, 12 Settembre 2001 (Photo: Porter Gifford via Corbis via Getty Images)

A una cinquantina di anni, Ron ha iniziato a dimenticare le cose. Una volta, durante una visita a una scuola, ha perfino scordato di indossare la sua cravatta preferita e il cappello dei vigili del fuoco di New York. Lui, chiamato lì per parlare ai bambini dell′11 settembre di tredici anni prima. Lui, che era stato tra le decine di migliaia di poliziotti, vigili del fuoco e operai che avevano lavorato tra le rovine delle Torri Gemelle. Come molti dei primi soccorritori, Ron ha dovuto pagare un prezzo: con una diagnosi di asma e una malattia polmonare, entrambe legate all’esposizione alle polveri del crollo di Ground Zero, è andato in pensione per invalidità nel 2009, trasferendosi da New York in Arizona.

All’inizio, nonostante i problemi di salute, la vita di Ron e della sua famiglia nella nuova casa scorre tranquilla. Lui inizia a lavorare nella sicurezza per un cliente facoltoso. Poi all’improvviso, nel 2014, anche la memoria inizia a vacillare. Mette il dentifricio sullo spazzolino e non sa cosa farsene, prende lo smartphone e fatica a ricordarne il funzionamento. Poi viene licenziato dal suo nuovo lavoro. La moglie si preoccupa, lo porta da un neurologo. La diagnosi è chiara: demenza. Ron ha 52 anni ma, dice lo specialista, una risonanza magnetica del suo cervello è paragonabile a quella di un 85enne.

Ron è una delle vittime che, a distanza di vent’anni, l’attentato al World Trade Center continua a mietere. Le loro storie vengono raccontate in un lungo articolo del Washington Post, che sottolinea come negli anni successivi al crollo delle Torri - che ha generato inauditi livelli di polvere nociva e diossina - è emersa una vasta gamma di problemi di salute cronici legati all′11 settembre: asma e sinusite, apnea notturna e depressione, disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e una lunga lista di tumori. Gli studi hanno scoperto che i vigili del fuoco di New York che hanno lavorato a Ground Zero sono a maggior rischio di malattie cardiache e che le persone esposte alla nuvola di polvere hanno un
maggior rischio di sviluppare malattie autoimmuni.

Per non parlare dei casi di demenza precoce, come quello di Ron. I primi soccorritori di Ground Zero presentano tassi anormalmente alti di deterioramento cognitivo e, attorno ai cinquant’anni, soffrono di problemi e carenze che in genere si manifestano negli over 70. L’ipotesi che le conseguenze dell′11 settembre possano esserne responsabili non è definitiva, ma è difficile da ignorare. La polvere del crollo, dicono gli scienziati, conteneva sostanze chimiche e particelle microscopiche che sono tossiche per le cellule cerebrali e sono state collegate a un rischio più elevato di Alzheimer e altre demenze. Uno studio ha trovato allarmanti livelli di una proteina legata alla neuroinfiammazione nel cervello dei soccorritori, con quantità più elevate in maniera direttamente proporzionale al tempo trascorso sul luogo dell’attentato.

Gli scienziati citati dal Washington Post evidenziano come, accanto all’ipotetico effetto prodotto dalla polvere tossica, anche il disturbo da stress post-traumatico da stress potrebbe aver inciso sul buon funzionamento delle cellule cerebrali dei soccorritori. Ma c’è ancora molto da studiare. Caleb Finch, professore della University of Southern California che studia come i fattori ambientali contribuiscono all’Alzheimer e all’invecchiamento precoce del cervello, afferma: “C’è una grande incertezza e la raccolta dei dati è solo all’inizio. Ma tutti siamo d’accordo nell’affermare che questi casi sono qualcosa che dovremmo considerare molto seriamente. È chiaro che, vent’anni dopo, si possa parlare di trauma cerebrale persistente”.

Sean Clouston, epidemiologo e professore di salute pubblica alla Stony Brook University, tende ad essere più cauto e negli studi condotti insieme ai suoi colleghi usa il termine “deterioramento cognitivo lieve” invece di “demenza”. Finché non se ne saprà abbastanza, dice lo scienziato, “non vogliamo spaventare nessuno”. Ma di recente, dice, altri scienziati che hanno esaminato gli stessi dati sostengono che la definizione data da Clouston e colleghi sia “troppo morbida”.

Non solo difficoltà cognitive. I problemi di salute segnalati da residenti e soccorritori intervenuti nell’area del World Trade Center sono molteplici: a oggi sono decine di migliaia le persone di diverse fasce d’età colpite da tumori, malattie croniche e disturbi da stress post-traumatico iscritte al World Trade Center Health Program. Si tratta del programma di monitoraggio e assistenza medica che, finanziato dal governo federale, segue l’andamento delle condizioni di salute di coloro che sono stati esposti alle polveri del crollo. I numeri sono in continuo aggiornamento e preoccupano: l’incidenza dei tumori, per esempio, cresce del 10-20% in più rispetto alla media nazionale.

Tra le patologie tumorali più diffuse tra gli iscritti al programma: tumori della pelle (6.403 casi) e melanoma (1.505), cancro alla prostata (5.197), al seno (1.839), tiroide (1.270), tumori a polmoni e bronchi (1.1169), linfomi (1.324), leucemia (854). Dal crollo sono trascorsi ormai due decenni ma, ricordano gli scienziati, alcuni tumori possono svilupparsi anche a distanza di molti anni dall’esposizione alle sostanze nocive.

Demenza, disturbo post-traumatico da stress, tumori ma anche Covid-19. Uno studio condotto nel periodo gennaio-agosto 2020 su un gruppo di ex soccorritori del World Trade Center, pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, indica che tra questi soggetti il tasso di positività al virus è del 22%. Si tratta di un’incidenza quasi doppia rispetto alla media nazionale riscontrata negli Stati Uniti che, secondo i dati della John Hopkins University aggiornati a settembre 2021, si attesta al 12,5%.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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