Demicheli: in Lombardia lockdown andava fatto due settimane fa

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Milano, 5 nov. (askanews) - A far scattare la zona rossa per la regione Lombardia sono stati tre parametri: l'indice Rt, l'aumento della percentuale di tamponi positivi e la scarsa tenuta del sistema di tracciamento dei contatti. A parlare è Vittorio Demicheli, membro della Cabina di regia del ministero della Salute e direttore sanitario dell'Agenzia di Tutela della Salute (Ats) della Città Metropolitana di Milano. Demicheli, in una intervista al Corriere della Sera, spiega il perchè di queste decisioni, dopo le aspre critiche mosse subito al Dpcm dal governatore Attilio Fontana. "L'Rt regionale considerato, ossia l'ultimo che noi abbiamo esaminato in Cabina di regia, è a 2,01. Così la Lombardia viene inquadrata nello scenario 4, quello in cui il valore è prevalentemente e significativamente maggiore di 1,5" spiega Demicheli che sui positivi dice: "In Lombardia i nuovi infettati sono 461 abitanti su 100 mila, lo 0,4% della popolazione. Il dato dei positivi sulla base dei tamponi eseguiti è pari al 26,6%. In aumento costante". Anche sul tracciamento è emersa una "forte difficoltà" a farlo "in modo completo con il conseguente aumento dei casi al di fuori di focolai definiti. Purtroppo il contact tracing è in ritardo, nonostante gli sforzi nel potenziamento". Demicheli non nega che si sta registrando un rallentamento dell'epidemia: "È un dato di fatto. Ma ciò non toglie che per la Lombardia, dati alla mano, il lockdown deciso ieri dal premier Giuseppe Conte e dal ministro Roberto Speranza sia necessario. Il problema semmai è che è in ritardo di due settimane". I dati della Cabina di regia, spiega l'epidemiologo, "si riferiscono alla settimana tra il 19 e il 25 ottobre. Erano indicatori che davano segnali di allerta precoce. Oggi la situazione è peggiorata".