Dentro il caveau dei tesori rubati

Federica Fantozzi
·14 minuto per la lettura
caveau (Photo: HuffPost)
caveau (Photo: HuffPost)

Un prezioso codice pergamenaceo con finissime miniature. Un olio su rame cinquecentesco, “Leda con il cigno”, dipinto da Lelio Orsi. Una testa marmorea di Pan. Un vaso attico da vino proveniente dalla Magna Grecia con la raffigurazione di Dioniso che impugna il bastone di tirso. Quadri di Andy Warhol, Mimmo Rotella, Modigliani, appesi alle pareti altrimenti spoglie. E poi enormi zanne di elefante, un’aragosta scolpita nell’avorio, monete uscite dal ventre dei tanti galeoni affondati nel Mediterraneo, vasetti apuli, mobili ottocenteschi intarsiati, icone e pale d’altare normalmente destinate alla devozione dei fedeli.

Nel cuore più residenziale di Trastevere eppure a due passi dalla movida romana, all’interno di una caserma inviolabile, protetto da una porta blindata e da un moderno sistema di climatizzazione, si trova un luogo senza tempo. A metà tra museo d’arte tra i più ricchi al mondo e sotterraneo della banca centrale di uno Stato sovrano, rappresenta il crocevia di epoche e continenti per cui transitano e sono transitati reperti e opere d’arte per oltre otto miliardi di euro in mezzo secolo.

E’ il caveau del comando Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri (Tpc) dove vengono depositati i frutti di sequestri giudiziari, confische per esportazioni illegali, attività investigative e altre operazioni delle forze dell’ordine. Tecnicamente un magazzino di corpi di reato, il caveau è una sorta di “Cie delle opere d’arte” che lì vengono catalogate, smistate, sottoposte a expertise per accertarne l’autenticità o semplicemente la data. In attesa che, al termine della puntigliosa procedura, si compia il loro destino: la distruzione se si tratta di un falso, la restituzione al legittimo proprietario – privati, musei o chiese - in caso di furto, oppure la destinazione a uno dei tanti luoghi di fruizione dell’infinito patrimonio culturale italiano, o ancora il rimpatrio se i reperti sono stati saccheggiati all’estero. Non molti mesi fa, una delegazione governativa egiziana è venuta a farsi riconsegnare un intero container di sarcofagi sequestrato a Salerno durante un controllo. Mentre su uno scaffale, una stele di Palmira confiscata a un industriale torinese aspetta le valutazioni degli esperti che renderanno o meno la Siria di oggi una destinazione saggia per la sua conservazione.

Il generale Roberto Riccardi, che da settembre scorso guida il Tpc, ha un passato operativo tra i Balcani, la Calabria e la Sicilia. Oltre che di romanzi gialli, è autore del saggio “Detective dell’arte” (Rizzoli) dove racconta - in occasione del cinquantesimo compleanno di quel nucleo d’eccezione fondato nel 1969 - l’attività degli 007 dell’Arma che nel tempo hanno riportato a casa tra le altre cose La Muta di Raffaello, il Cratere di Eufronio e la Triade Capitolina. Anche grazie all’ausilio di una colossale banca dati con l’elenco dei beni tuttora in fuga, consultata dalle agenzie di polizia di mezzo mondo. “Come disse Piero Calamandrei – spiega oggi Riccardi – le opere d’arte riguardano lo spirito e la civiltà di un popolo. Se un capolavoro d’arte si distrugge, è una zona della nostra memoria che si oscura. Questo comando esiste per riportare la luce dopo il buio”.

Il Rapporto 2019: furti d’arte in netto calo e “diplomazia culturale” per le restituzioni da musei e gallerie esteri

Il Rapporto Tpc del 2019, pubblicato a giugno scorso, riassume con la freddezza dei numeri l’andamento della criminalità contro il patrimonio culturale e le sue tendenze, delineando anche un quadro socio-economico dell’Italia pre-coronavirus ma già in crisi economica. Complessivamente sono stati recuperati 902.804 beni d’arte per un valore totale stimato che supera i cento milioni di euro. Libri antichi, strumenti musicali, arte sacra, francobolli, gioielli, numismatica, vasellame assommano a 857mila. I reperti archeologici sono 45.801, a cui si aggiungono 23mila frammenti.

Diminuiscono nettamente i furti - da 474 a 345, meno 27,2% rispetto al 2018 - e la percentuale diventa -34% per quelli nelle chiese, che tuttavia con 135 azioni restano il bersaglio preferito dei ladri, forse anche perché meno difese dei musei. Le regioni più bersagliate sono Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. “La forte diminuzione dei reati si spiega in due modi – spiega ancora il generale Riccardi – Da un lato l’innalzamento degli standard di protezione e dall’altro una minore domanda di beni d’arte. Oggi un grande museo o una casa d’aste che tengano alla loro reputazione non possono più, come in passato, esporre o vendere un’opera non adeguatamente certificata”.

Già: perché uno dei corni dell’azione del Tpc, in collaborazione con il ministero dei Beni Culturali è la cosiddetta “diplomazia culturale”, quel mix di moral suasion, pressione muscolare e abilità negoziale che indotto gallerie e grossi musei di Los Angeles, New York, Boston, a rendere il “maltolto”. Tra i bancali del caveau, diverse scatole sono piene di anfore etrusche, vasi, piatti, che i tombaroli degli anni Settanta saccheggiavano dalle campagne della Bassa Toscana e dell’Alto Lazio per spedirle in direzione degli Stati Uniti, dove la fame di antichità spingeva anche gli enti più blasonati a non farsi troppe domande. “Non è più così – prosegue il generale – Le tante rogatorie internazionali e le rivendiche da parte dell’Italia hanno reso questo tipo di acquisti incauti controproducenti rispetto al danno di immagine”. Con Christie’s, ad esempio, il Tpc ha stilato un vero e proprio protocollo in modo da poter bloccare la vendita di oggetti dalla provenienza ambigua ancora prima che l’asta abbia luogo. E’ accaduto nel luglio 2019 con una tavola del Pinturicchio, la “Madonna con Bambino”, che da Londra è riuscita così a tornare nella disponibilità della famiglia perugina a cui era stata rubata trent’anni prima.

“Con il Mibact lavoriamo a stretto contatto – conferma il tenente colonnello Nicola Candido, a capo del Reparto Operativo del Tpc – E’ stato creato un Comitato per il Recupero dei Beni con il compito di dialogare con le agenzie degli altri Paesi ma anche a livello governativo”. Naturalmente, la collaborazione funziona più o meno bene a seconda della disponibilità dell’interlocutore. Ad esempio, racconta un investigatore, dinnanzi alla richiesta di restituire una statua romana rubata in una villa nobiliare il British Museum ha preteso la denuncia di furto: “Ma è stata rubata durante la II Guerra Mondiale, quale denuncia può essere stata fatta?”. Va meglio la collaborazione con l’Fbi, che spesso ventila ai propri compatrioti l’ipotesi di sanzioni doganali per importazione illecita con l’effetto di renderli magicamente più malleabili. A volte, poi, si ricorre alla tecnica del bastone e della carota: se mi rendi la testa etrusca che mi appartiene, ti presto altri oggetti coevi da esporre per qualche anno, in modo da non perdere né i visitatori né i relativi introiti.

Il “mercato opaco” in espansione sul web e i facoltosi liberi professionisti come potenziali criminali

Sotto il colonnato del chiostro adibito a cortile della caserma che fu dei Bersaglieri, fa bella mostra uno scudo di bronzo del diametro di oltre un metro con ricami liberty. E’ lo scudo di Giuseppe Garibaldi, donato dalla Sicilia a Roma ed esposto su un carro il giorno del funerale dell’Eroe dei Due Mondi, con i nomi dei suoi colonnelli e di tutti i Mille incisi a caratteri minuscoli sulle foglie d’alloro che lo cingono. Misteriosamente rubato al Museo del Vittoriano nei primi anni Duemila, è stato ritrovato nella Capitale a casa di un insospettabile architetto. “A volte i beni trafugati vogliono essere recuperati” sussurra un maresciallo che lavora sul campo e preferisce rimanere anonimo.

Già: ma come ritrovarli? Come è finito in possesso di un professionista senza apparenti legami con la criminalità organizzata uno scudo unico al mondo del valore di 500mila euro e del peso di mezzo quintale? Oggi le indagini tradizionali implicano molto spesso il coinvolgimento di Interpol, Europol, delle polizie straniere, attraverso l’incrocio dei dati presenti nei reciproci archivi. Insomma, le nuove tecnologie, il web, i social, sono protagonisti di qualsiasi inchiesta. Il loro ruolo, però, inizia ancora prima, ed è deterrente: “C’è un ultimo dato che contribuisce al calo dei furti d’arte, soprattutto su commissione – racconta un investigatore del Tpc – Ormai chi acquista un Van Gogh rubato non solo non può esporlo, ma vive nell’ansia che un parente, un amico, una donna di servizio ne postino la foto sui propri social, magari inconsapevoli della provenienza illecita”.

Scudo Garibaldi (Photo: HuffPost)
Scudo Garibaldi (Photo: HuffPost)

Nel 2019 i Carabinieri dell’Arte hanno effettuato un monitoraggio sistematico del commercio culturale relativo agli ultimi cinque anni, scoprendo che la crisi economica ne ha profondamente mutato la natura. Mentre botteghe e negozi di antiquariato chiudono, o almeno faticano a sostenere i costi di bollette e affitti, le compravendite si spostano sulle piattaforme virtuali. Siti dedicati, portali, negozi online, ma anche un crescente numero di privati che si servono di eBay o Marketplace di Facebook. “C’è una tendenza comune a tutti i reati contro il patrimonio. I rapporti di affari si trasferiscono sul web – spiega il generale Riccardi – Le ragioni sono legate alla fluidità e all’opacità di questo canale”.

Difatti, se l’anno scorso i detective dell’arte hanno svolto 2.267 controlli negli esercizi commerciali e 904 ispezioni a fiere e mercatini dell’antiquariato, buona parte del lavoro di prevenzione per loro si svolge davanti a un computer. A setacciare le centinaia di aste online, che a volte partono da una base di poche centinaia di euro per opere di cui magari il venditore stesso ignora il valore reale. E’ confrontando il sito di una casa d’aste lombarda con le denunce presenti nella banca dati che i Carabinieri hanno ritrovato tre scene di caccia settecentesche sottratte al castello ducale di Aglié in Piemonte, ma anche trecento antichi manoscritti – tra cui un rarissimo incunabolo di Tommaso D’Aquino – spariti dalla Biblioteca Ignaziana di Messina e messi in vendita online da un privato a Siracusa.

Già, perché la facilità di compravendita in Rete, con minore esposizione (apparente) al rischio, ha indotto in tentazione una fascia sociale molto precisa: ceto medio-alto sia economicamente che culturalmente. Imprenditori ma anche liberi professionisti come avvocati, notai, architetti, medici, restauratori. Clienti facoltosi, alcuni inconsapevoli di trasformarsi in ricettatori, altri privi di scrupoli. Una delle maggiori operazioni del 2019 – l’indagine denominata “Achei” - ha fatto scoprire all’interno delle abitazioni di professionisti umbri un vero e proprio museo clandestino di reperti razziati dalle aree archeologiche del Crotonese. Un maxi-blitz con 23 ordinanze cautelari, perquisizioni anche in Regno Unito, Francia, Germania e Serbia, contro una holding del crimine archeologico che non aveva difficoltà a piazzare la merce nelle mani di cittadini incensurati. Ma c’è anche il caso di cinque grandi pale d’altare, rubate dagli sciacalli nelle chiese dell’Aquilano rimaste chiuse dopo il terremoto, e finite come oggetti d’arredamento in case di vacanza di lusso sulla Costiera Amalfitana, pubblicizzate sui cataloghi insieme alla infinity pool e al biliardo per invogliare a trascorrervi una notte da cinquecento euro.

L’“isola franca” dei falsi e la pistola fumante degli investigatori

In fondo al caveau, superata la “griglia” dei quadri che contiene dipinti eccezionali, addossato all’ultima parete c’è una sorta di altare laico dell’arte antica e moderna. Un ensemble di mobili dell’Ottocento dipinti di rosso con paesaggio boschivo, sormontati da un alto crocifisso e da un candelabro, vegliati da un quadro di Mimmo Rotella. Sono beni presi a Massimo Carminati nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo” che ha fatto litigare i giudici sull’esistenza o meno della mafia a Roma e sottoposti a sequestro giudiziario. Come anche la languida scultura dell’uomo-leopardo, una delle strane creature dell’artista padovana Rabarama. Se non torneranno al precedente proprietario, una perizia dovrà attribuire loro un valore. Sull’autenticità del Rotella, si esprimerà un esperto della Procura: quasi impossibile, per il profano, distinguere tra capolavoro o mero collage di giornali.

Secondo il Rapporto del Tpc nel 2019 la contraffazione di beni culturali resta “un fenomeno in forte espansione che riguarda, soprattutto in termini quantitativi, l’arte contemporanea. L’orientamento criminale è determinato dalla maggiore facilità di riproduzione e dagli elevatissimi profitti raggiungibili”. Questo, nonostante i sequestri di arte contemporanea l’anno scorso siano scesi rispetto al 2018: da 953 a 663, rappresentando comunque il 61% del totale di 1083 opere d’arte contraffatte recuperate dai carabinieri. Cresciuti, invece, i falsi di antiquariato – da 190 a 299 – e di archeologia – da 89 a 121. “Ci stiamo concentrando su questo settore – conferma il tenente colonnello Candido – dove si cela un bel mercato per gli appassionati italiani e stranieri. Inoltre le pene per il reato di contraffazione non sono elevate, dunque si corrono rischi minori rispetto a furti e rapine”.

modigliani (Photo: HuffPost)
modigliani (Photo: HuffPost)

A conferma, basta lasciar scorrere lo sguardo lungo il corridoio del caveau dove sfilano Marilyn Monroe di Andy Warhol, tagli di Fontana, altere donne dal collo lungo di Modigliani. Ma anche consultare il dossier delle indagini appena concluse. A Bari ha chiuso i battenti un’associazione a delinquere che smerciava centinaia di falsi attribuiti a Nino Caffé, ma anche a Schifano e Alinari, con la complicità di galleristi e persino di un editore dedito a stampare cataloghi farlocchi. A Bologna un mercante d’arte che viaggiava in Jaguar distribuendo quadri di Picasso, disegni di Degas, un Monet e un Mirò, è finito ai domiciliari per riciclaggio di opere contraffatte. E in giro per l’Italia, i fake Modigliani sequestrati – uno degli artisti preferiti dai falsari – avrebbero superato i cinquanta milioni di euro di valore se fossero stati immessi sul mercato. Eppure, le maggiori complicazioni a distinguere il vero dal falso si incontrano per l’arte contemporanea: ”Se il falso è coevo dell’opera autentica – spiega ancora Riccardi - viene meno uno degli strumenti investigativi più efficaci: la datazione. Modì, invece, è morto nel 1920: se le perizie dei Ris stabiliscono che l’opera è stata prodotta successivamente, abbiamo la pistola fumante per il dibattimento”.

Il tombarolo, un mestiere in estinzione come il raccoglitore di pomodori

Dai ripiani più alti del caveau si sporgono gli attrezzi del mestiere dei tombaroli: metal detector per individuare bronzo o argento, molto più raramente l’oro. E gli “spiedi”, lunghi spilloni con cui tastano il terreno sotto il blocco di tufo, in cerca del dromos, il corridoio che consente l’accesso chirurgico ai sepolcri. Senza bisogno di scomodare le ruspe, che pure ancora scorrazzano, non soltanto di notte, per gli altopiani della Magna Grecia.

tombaroli (Photo: HuffPost)
tombaroli (Photo: HuffPost)

Il Rapporto del Tpc inchioda al “minimo fisologico” ormai da anni gli scavi clandestini. Eppure, dalla Calabria alla Sicilia, dalla Basilicata alla Puglia, fino al centro-nord dell’antica Etruria, il nostro territorio è una miniera infinita di vasi, armi, manufatti, piatti, statuette, cocci. Refurtiva facile da smerciare, che spesso finisce oltreoceano. Le nuove tecnologie aiutano gli inquirenti, certo: elicotteri e droni sorvolano le necropoli dall’alto, mappando le aree per poterne tenere sotto controllo sia gli spostamenti idrogeologici che le eventuali incursioni dei malviventi. Ma anche l’evoluzione della società contribuisce alla riduzione di questo tipo di reati: “Il nonno e il padre faceva o i tombaroli – sorride un investigatori – Ma il figlio non vuole farlo più. Come succede con chi raccoglieva i pomodori nei campi”. Chissà se tra le prossime tendenze arriveranno i tombaroli importati dall’estero, come già accade per i lavoratori stagionali nel settore dell’agricoltura.

La speranza di “restituire la voce ai soprammobili muti”

Il grande vaso attico con raffigurati Dioniso, satiri e menadi è arrivato nel 2015 dal Minneapolis Institute of Arts che si è infine persuaso a restituirlo. Era stato individuato – fotografato quando ancora era in frammenti su una Polaroid, come spesso fanno i trafficanti - nell’archivio di un tombarolo italiano che agiva in Svizzera, e di lì tracciato fin negli Usa. L’etichetta indica che proviene originariamente dalla zona di Rutigliano, nel Barese. E’ un indiscusso successo della “diplomazia culturale”. Eppure, il maresciallo che vuole rimanere anonimo non è del tutto soddisfatto: “Non sapremo mai con esattezza quale territorio piange questo oggetto o quale tomba è stata profanata. Fuori dal contesto, è diventato un soprammobile muto”.

Sebbene afono e, si può dire, non ancora ricongiunto agli affetti familiari, almeno il vaso è tornato in Italia. Funziona anche nell’altro senso. Un’operazione undercover congiunta tra i carabinieri e la BKA, la polizia federale tedesca, ha permesso di recuperare cinque cristalli di pregio rubati vent’anni fa dal museo di Duesseldorf: quando due sedicenti “mediatori” tedeschi hanno cercato di rivenderli al museo stesso, organizzando lo scambio in un hotel di Alba, è scattato il blitz.

A volte, però, finisce ancora meglio. Gli oggetti tornano a casa. Un bassorilievo di Luca e Andrea della Robbia, datato 1490 e del valore stimato di un milione di euro, era stato rubato nell’agosto 1971 dalla Chiesa “San Giovanni Battista” di Scansano, in provincia di Grosseto. È stato rimpatriato l’8 aprile 2019 dal Canada a seguito di indagini del nucleo Tutela patrimonio culturale di Firenze. Il 5 settembre sarà consegnato nelle mani del vescovo di Pitigliano affinché ritrovi il suo posto nella chiesa d’origine. “Non conta il prezzo – conclude il maresciallo – Una statua devozionale può valere poche centinaia di euro. Contano gli occhi commossi del prete che l’aveva perduta e della comunità che non poteva più rivolgerle preghiere”.

Della Robbia (Photo: HuffPost)
Della Robbia (Photo: HuffPost)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.