Dentro il Cenacolo riaperto, l’emozione di un’opportunità

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Dentro il Cenacolo riaperto, l’emozione di un’opportunità
Dentro il Cenacolo riaperto, l’emozione di un’opportunità

Milano, 10 feb. (askanews) – Uno dei siti di turismo culturale più noti al mondo ha riaperto le proprie porte, in un momento in cui ancora i viaggi di piacere sono vietati e la pandemia continua a essere una realtà. Tornare a visitare il Cenacolo Vinciano a Milano è un’esperienza che, oggi più che mai, assume un valore che va al di là del semplice poter ammirare l’affresco capolavoro di Leonardo. A partire, come ha sottolineato la direttrice di musei della Lombardia, Emanuela Daffra, dall’opportunità che si offre al pubblico milanese e lombardo.

“Vorrei davvero che i futuri visitatori – ha detto nella conferenza stampa di presentazione della riapertura – fossero consapevoli del fatto che questa situazione è drammatica e complessa, ma offre una possibilità privilegiata di vedere non solo il Cenacolo, ma tutti gli spazi museali”.

Così tra prenotazioni online, misure di sicurezza e di distanziamento, gruppi ridotti che accedono ogni 15 minuti, per ora di 12 persone, che poi diventeranno 18, l’Ultima Cena di Leonardo torna a parlare alla città che la ospita, dopo essere stata per anni, complice anche Dan Brown, una meta frequentata quasi esclusivamente da turisti stranieri. Con numeri molto diversi, ovviamente.

“In precedenza – ha aggiunto la direttrice Daffra – entrava ogni quarto d’ora un numero di persone che mediamente ora tra 35 e 38. Ora, diciamo così a pieno carico, per ragioni di distanziamento non possono essere più di 18, e quindi il 50%”. Credo che se arriveremo al 40% del pubblico normale, saremo consci di avere raggiunto un ottimo risultato”.

A contare però, nell’ottica della Direzione musei, è soprattutto la qualità della visita offerta e, nel caso del Cenacolo, la sensazione è subito di forte emozione tra i visitatori, oltre che di sobrietà, anche nel ricorso alle fotografie con gli smartphone, peraltro consentite e addirittura, seppur discretamente, caldeggiate dal personale del museo. Anche questo, a suo modo, è un cambiamento che merita di essere sottolineato.