Dentro il Cenacolo Vinciano riaperto: emozione e opportunità

Red
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Image from askanews web site
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Milano, 10 feb. (askanews) - È uno dei siti di turismo culturale più noti al mondo, divenuto fenomeno di massa anche grazie al bestseller di Dan Brown, ma è pure lo scrigno che custodisce un capolavoro fragile, sopravvissuto in maniera quasi miracolosa ai secoli e alla storia. Il Cenacolo Vinciano di Santa Maria delle Grazie a Milano è tornato ad aprire le porte al pubblico dal 9 febbraio, dopo le chiusure dei musei decise dal governo, e la celeberrima Ultima cena di Leonardo si offre, praticamente per la prima volta, a una città che non ha turisti, date le regole di contenimento della pandemia, e diventa dunque un'occasione particolare per i lombardi e i milanesi, dopo anni nei quali prenotare la visita era quasi impossibile e nel piazzale antistante il Cenacolo si vedevano in coda quasi esclusivamente turisti stranieri, spesso in comitive organizzate. Ora la situazione è molto diversa, le prenotazioni online restano, ma è anche possibile acquistare il biglietto per la visita direttamente alla biglietteria e, per lo meno in questi primissimi giorni di riapertura, le disponibilità non mancano.

Le misure anti-Covid hanno determinato molti aspetti dell'esperienza della visita: la prenotazione online va tramutata in un biglietto fisico passando dalla biglietteria, dove avviene la misurazione della temperatura. Qui, mentre sono al desk per la mia visita fissata alle 9.45 un signore allo sportello accanto acquista, al momento, un ingresso per le 10, ossia il blocco di accessi immediatamente successivo, a conferma del fatto che questo "Cenacolo della pandemia" è effettivamente accessibile. Una volta rientrati nel complesso museale vero e proprio si viene ammessi nei corridoi che portano verso il refettorio, sul pavimento i bollini gialli che indicano i punti dove sostare in sicurezza, in attesa che le porte si aprano all'ora prefissata. Tra le persone del gruppo si sente serpeggiare una certa emozione, una certa aspettativa. Che poi, una volta entrati nel refettorio, può assumere tante forme diverse, dallo stupore alla contemplazione, passando per il tentativo di scattare la fotografia perfetta da postare sui social. L'uso del cellulare per riprendere foto ("Senza flash e no video", ricorda il custode), benché sembrerebbe proibito dalla segnaletica del museo, è invece consentito e, seppur più blandamente che in altri musei, sembra quasi che venga suggerito e/o consigliato. Anche questo, oltre all'abbattimento della "leggendaria inaccessibilità" del Cenacolo, per usare le parole della stessa direttrice dei musei della Lombardia, Emanuela Daffra, sembra uno dei segnali di cambiamento più significativi dell'esperienza, anche se poi, forse per l'austera aura di sacralità del luogo e la potenza inafferrabile della pittura di Leonardo, non si assiste a un eccesso di scatti, né alla tipica selva di smartphone alzati che sono una delle immagini più ricorrenti del nostro presente.

La sala del refettorio è ampia, le panche, anche qui con l'indicazione su dove sedere, sono distribuite in modo discreto, ma invitano a prendersi del tempo per guardare l'affresco di Leonardo, così come la Crocifissione di Donato Montorfano, sulla parete opposta rispetto alla Cena, che vive di un confronto impari, ma che resta comunque un'opera potente e molto articolata nella sua costruzione, in dialogo con le pitture conservate nelle cappelle della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Insomma, l'esperienza della visita al Cenacolo, in questo tempo particolare e comunque ancora sospeso, nonostante la collocazione della Lombardia in zona gialla, è anche una prova di sobrietà, sia dal punto di vista dell'organizzazione, sia da quello del pubblico, della cui emozione, però, è difficile dubitare, anche solo guardando il modo in cui si fermano davanti al Cristo e agli apostoli oppure nella concentrazione che sembra trasparire da come siedono sulle panche. Poi, quando l'altoparlante annuncia la fine dei quindici minuti di visita - in questa fase con turni di 12 persone la volta, con accessi dalle 9.45 alle 18.45 - con ordine il pubblico si dirige verso l'uscita, in silenzio, forse provando a capire, oltre alle fotografie, che cosa riusciranno a portarsi a casa da questo incontro con un capolavoro del Rinascimento, così vicino eppure, per lungo tempo, difficile da visitare.

(di Leonardo Merlini)