Denuncia dei vescovi Ue: condizioni disumane in campi rifugiati

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Roma, 18 nov. (askanews) - "La solidarietà europea dovrebbe estendersi con urgenza ai rifugiati che vivono in condizioni disumane nei campi di accoglienza e sono seriamente minacciati dal virus". Lo scrivono il cardinale Gualtiero Bassetti e tutti gli altri presidenti delle conferenze episcopali dei paesi membri dell'Unione europea nel primo comunicato congiunto della storia. "Solidarietà verso i rifugiati", scrivono i vescovi nella nota diramata dalla Commissione delle conferenze episcopali della comunità europea (Comece) guidata dal cardinale gesuita Jean-Claude Hollerich, "non significa solo finanziamenti, ma anche apertura dei confini dell'Unione Europea in maniera proporzionale, da parte di ciascuno Stato Membro. Il Patto Europeo sulla migrazione e l'asilo presentato dalla Commissione Europea può essere considerato come un passo, da valutare attentamente, per stabilire una politica europea comune e giusta in materia di migrazione e asilo". "La Chiesa si è già pronunciata sull'accoglienza, distinguendo tra diversi tipi di migrazione (sia essa regolare o irregolare), tra coloro che fuggono da guerre e persecuzioni e chi emigra per motivi economici o ambientali, e sulla necessità di tenere presenti le questioni legate alla sicurezza". "Riteniamo, però, che vi siano alcuni principi, valori e obblighi legali internazionali da rispettare sempre, indipendentemente dalle condizioni delle persone coinvolte. Tali principi di azione e valori sono alla base dell'identità dell'Europa e hanno la loro origine nelle sue radici cristiane. Raccomandiamo, inoltre, che siano facilitati percorsi sicuri e legali per i migranti e corridoi umanitari per i rifugiati, che permettano loro di raggiungere l'Europa in sicurezza e di essere accolti, protetti, sostenuti e integrati. In questo senso, è opportuno collaborare con istituzioni della Chiesa e associazioni private che già operano in tale campo. L'Europa non può e non deve voltare le spalle a coloro che provengono da zone di guerra o da luoghi in cui subiscono discriminazione o non possono condurre una vita dignitosa".