Depistaggio Borsellino, difesa: "Schizzi di fango su poliziotti e pm"

(Adnkronos) - (dall'inviata Elvira Terranova) - Un "castello di menzogne", "crollato miseramente", con "ricostruzioni romanzesche" e "accuse infamanti" e "illazioni" della Procura. Il tutto "senza alcuna prova. Zero". "Menzogne" che hanno provocato "schizzi di fango" e "una gogna mediatica" per i tre imputati, nel processo sul depistaggio sulla strage di via D'Amelio ma anche "sui magistrati" che indagarono subito dopo la morte di Paolo Borsellino. In oltre otto ore di arringa difensiva, l'avvocato Giuseppe Panepinto, legale del poliziotto Mario Bo, imputato con altri due poliziotti, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, elenca "le illazioni dell'accusa" di cui parla. Il legale ammette, sì, che sulla strage di via D'Amelio c'è stato "il più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana", come dice anche la Cassazione, "ma non ad opera dei tre poliziotti imputati o di magistrati e uomini dello Stato", perché gli autori del depistaggio sarebbero stati, secondo la difesa, "tre balordi", cioè i falsi pentiti Vincenzo Scarantino, Salvatore Candura e Francesco Andriotta.

Nella prima giornata dedicata all'arringa difensiva del legale del funzionario di Polizia accusato con gli altri due imputati di concorso in calunnia aggravata perché, secondo i pm di Caltanissetta, avrebbe indottrinato Scarantino per fare accusare falsamente degli innocenti, l'avvocato Panepinto ha parlato della gestione del falso pentito Vincenzo Scarantino, ma anche di "personaggi in cerca d'autore" che sarebbero apparsi nel corso del dibattimento. Cita i "testimoni dell'accusa", definendoli tutti "inaffidabili" e "inattendibili". Il Procuratore Salvatore De Luca al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna a 11 anni e 10 mesi per Mario Bo, e per gli altri due, Mattei e Ribaudo, 9 anni e mezzo ciascuno di carcere.

"Vogliamo una sentenza che restituisca la dignità ai tre imputati", ribadisce l'avvocato Panepinto, rivolgendosi al Tribunale presieduto da Francesco D'Arrigo. Panepinto parla più volte di "accuse infamanti" e di "gogna mediatica" ma anche di "schizzi di fango" che "hanno colpito i tre poliziotti imputati" del processo sul depistaggio sulla strage di via D'Amelio. "Prima di formulare accuse infamanti che espongono alla gogna mediatica, non solo i poliziotti, ma anche i magistrati colpiti da schizzi di fango, prima di fare queste accuse a un uomo dello Stato, ci vogliono delle prove, che qui non ci sono - dice Panepinto - Abbiamo sentito parlare di 'prove granitiche' che non abbiamo mai visto. E abbiamo trovato semplici sospetti, dubbi ed illazioni, fatti in quest'aula di giustizia". Presenti i tre imputati e la moglie di Mario Bo, che ascoltano in silenzio le parole del legale.

L'avvocato Panepinto parla poi di "ricostruzioni romanzesche" che "non possono trovare spazio in un processo". "Non possono trovare spazio protagonisti, che sono personaggi in cerca di autore". L'avvocato spiega ancora: "Siamo arrivati alla conclusione in un processo che abbiamo vissuto lungamente. Finalmente è arrivato il momento di fare sentire la voce degli imputati, dopo avere ascoltato a lungo le deposizioni dei testimoni". "Chi mi ha preceduto ha ritenuto di dovere ringraziare il Tribunale - dice riferendosi al pm Stefano Luciani e alle parti civili - non me ne voglia questo Tribunale, ma io ritengo che non si debba ringraziare nessuno, perché se siamo qui in un'aula di giustizia, è perché il mio assistito avrebbe fatto a meno di stare in questa aula e perché il pm ha ritenuto di fare un'indagine che era stata archiviata ed esercitare l'azione penale".

E ancora: "Ho avuto un certo smarrimento in diversi momenti di questo processo, non certo perché vi siano stati argomenti particolarmente incisivi. Non è mancanza di rispetto nei confronti dell'accusa - prosegue ancora l'avvocato Giuseppe Panepinto- Ma un grande senso di smarrimento perché ho avuto l'impressione di partecipare a un processo diverso delle altre parti, di avere valutato prove documentali diverse da quelle di cui vi hanno parlato le parti. Ovviamente abbiamo sentito parlare del 'dovere di verità', di rispetto delle vittime della strage e di rispetto per la memoria. Naturalmente provo totale rispetto per le parti delle vittime di questa terribile tragedia che ha sconvolto lo Stato italiano, per i loro parenti e coloro che hanno subito un danno e tutti i cittadini italiani".

E sulle stragi dice: "Fu un periodo che ha scosso le coscienze di tutti gli italiani. Ma sono certo che altrettanto rispetto meritino tutti coloro che con grande senso del dovere si sono impegnati in quegli anni nella lotta alla mafia, e con grande senso del dovere hanno messo la propria vita per lo Stato. Mi riferisco ai magistrati, agli uomini del gruppo Falcone e Borsellino (di cui facevano parte i tre imputati ndr) che hanno condotto una guerra alla mafia. Hanno arrestato mandanti ed esecutori".

"Se oggi abbiamo un momento storico diverso, se oggi non c'è più quella guerra è dovuto grazie a loro, per merito loro che Cosa nostra ha subito un durissimo colpo- dice ancora Panepinto - Abbiamo sentito criminalizzare tutti gli uomini dello Stato". E ancora: "La memoria di coloro che non possono difendersi è stata ampiamento screditata, mi riferisco a tutti gli uomini dello Stato che si sono succeduti, dei testimoni tacciati di essere collusi, di volere coprire e infangare, occultare, sono accuse gravi che vengono fatte, specie in un'aula di giustizia".

Il legale di Mario Bo, citando poi la requisitoria del pm Stefano Luciani, parla ancora di "illazioni" e cita quanto dice il vocabolario. "Sono ipotesi, un giudizio formulato per via deduttiva". "E' questo che ci è stato prospettato in questi processo - dice- Un processo che per anni ha costretto gli imputati a subire di tutto ciò che un processo comporta, le sofferenze, conseguenze in ambito personale, familiare e lavorativo. Anche malattie e sofferenze, sono la conseguenza di questo processo". E del suo assistito, Bo dice: "E' un uomo dello Stato integerrimo, un uomo del quale ho avuto modo di apprezzare la dignità, e soprattutto il grande senso di abnegazione e rispetto per lo Stato, ancora oggi dopo quello che ha subito, ancora oggi dice che rifarebbe tutto ciò che ha fatto". E aggiunge: "Mario Bo continua ad avere massima fiducia nello Stato". "Lasciamo fuori da qui i libri, scritti da ex magistrati e giornalisti, chiunque scrive e parla di questa vicenda - dice Panepinto - il top è stato raggiunto quando anche Candura (il falso pentito ndr) aveva un memoriale che voleva pubblicare. E poi ancora interviste televisive. Lasciamole fuori dall'aula di giustizia". E aggiunge: "Si continua a parlare di fatti mai accaduti ed esistiti, si continua parlare di altre verità".

Poi Panepinto aggiunge: "Mario Bo è un uomo dello Stato. Forse qualcuno avrebbe voluto che accusasse i magistrati... Ma lui ha sempre e solo detto la verità, le cose che sono accadute. Lui sì. Gliene hanno dette di tutti i colori, gli hanno dato del mafioso e del colluso, e lui è sempre rimasto in silenzio, a subire". "E' stata screditata anche la memoria di coloro che sono defunti e oggi non possono difendersi e mi riferisco a magistrati, poliziotti, accusati di essere collusi, di voler depistare. Sono accuse gravi e infamanti che espongono alla gogna mediatica. E prima di muoverle ci hanno insegnato che bisogna avere le prove", spiega il legale.

E poi dice: "Noi siamo pronti a parlare di verità, ma devono essere fatti riscontrabili. Non abbiamo paura della verità, perché la verità non deve fare paura a chi non ha commesso determinati fatti. Mentre qui tutti i testimoni dell'accusa sono inattendibili e inaffidabili". Sull'accusa della Procura, presente in aula solo il pm Maurizio Bonaccorso, Panepinto dice: "Ma è davvero credibile che Bo abbia indottrinato Scarantino? Si può pensare mai che uno indottrina in una vicenda cosi' delicata?". E va nello specifico: "Nell'interrogatorio del 28 settembre 2009 Vincenzo Scarantino dice di non ricordare se le dichiarazioni rese fossero frutto di notizie di stampa o di suggerimenti. Nell'interrogatorio ci dice che lui comprava il quotidiano 'Il Giorno', e l'altro detenuto 'Il Corriere della Sera', e quindi erano informati. Lui stesso ha detto 'Ci sono tante cose che ho letto sui giornali'. Dice di non aver subito costrizioni perché altrimenti avrebbe reagito. Ha affermato di non avere avuto suggerimenti prima degli interrogatori. In un successivo interrogatorio dell'ottobre 2009 dice che Bo non gli aveva mai fatto promesse".

"Questo Scarantino è sicuramente un sempliciotto, per essere generosi - dice ancora il legale - Scarantino non fu indottrinato ma fece le sue dichiarazioni sulla base di notizie giornalistiche, informazioni che sentiva negli ambienti carcerari, dalle contestazioni fatte durante i processi e durante gli interrogatori, ma anche di cose apprese nel contesto familiare. Lo stesso pm che quando fece la richiesta di archiviazione ci diceva che l'indottrinamento di Scarantino non era credibile oggi basa su questo le sue accuse". Poi ribadisce che nella gestione di Scarantino in Liguria, "non c'era alcuna anomalia". E spiega: "I poliziotti del gruppo Falcone Borsellino non lo tolleravano questo servizio di protezione a Vincenzo Scarantino. Erano abituati a combattere la mafia e non ne potevano piu' dei suoi capricci. Quindi non avevano alcun motivo per tenersi questo servizio".

E nel corso dell'arringa difensiva, poi aggiunge: "Non sarà la sofferenza degli imputati a ripagare la sofferenza che hanno sofferto le parti civili, che meritano il massimo rispetto, perché anche loro hanno subito la stessa gogna mediatica degli imputati, ma anche le sofferenze dei parenti delle stragi mafiose". L'arringa difensiva dell'avvocato Giuseppe Panepinto proseguirà lunedì prossimo, 6 giugno, per le conclusioni del suo intervento. Poi toccherà all'avvocato Giuseppe Seminara, legale degli altri due imputati, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. E tra metà e fine giungo sarà emessa la sentenza.

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