Depistaggio Borsellino, il giallo dei colloqui di Scarantino con Tinebra

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Caltanissetta, 17 set. (Adnkronos) – (dall'inviata Elvira Terranova) – Perché nel giugno del 1994 l'ex pentito Vincenzo Scarantino si chiudeva per ore nella stanza dell'allora Procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra prima o dopo gli interrogatori? Di cosa discutevano? La rivelazione fatta nel febbraio del 2020 dall'ex Procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini al processo sul depistaggio sulla strage di via D'Amelio viene adesso confermata da un ex poliziotto, da pochi mesi in pensione. Che alla domanda perché abbia atteso tutti questi anni per dirlo, ha risposto: "Perché nessuno me lo aveva mai chiesto…". Domenico Militello, ex sostituto commissario in forza alla Dia di Palermo, è stato ascoltato oggi per oltre due ore nel dibattimento che vede alla sbarra tre poliziotti, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, tutti accusati di calunnia aggravata in concorso per avere 'imboccato', secondo la Procura di Caltanissetta, l'ex collaboratore di giustizia Scarantino, subito dopo le stragi del '92.

"Ho accompagnato il pentito Scarantino all'interrogatorio alla Procura di Caltanissetta. E quando è finito l'interrogatorio lo abbiamo accompagnato nella stanza del Procuratore Tinebra. Non lo avevo mai detto fino ad oggi perché nessuno me lo aveva chiesto…", ha raccontato Militello, sentito come teste della difesa. Era il 29 giugno 1994, cioè il giorno dell'interrogatorio dell'ex collaboratore di giustizia che poi ha smentito le sue stesse dichiarazioni. Ma nel frattempo ha fatto condannare all'ergastolo degli innocenti. "Scarantino ha posto al Procuratore delle domande relativamente alla sua collaborazione, ad esempio sulla scuola dei figli, l'eventuale relazione con la moglie con cui non si era ancora incontrato. Ricordo che ha chiesto anche la possibilità di vendere la casa dove abitava alla Guadagna. Mi rimase impressa questa cosa. Lui disse valeva 200 milioni di lire", ha raccontato Militello.

Il 20 febbraio del 2020 Ilda Boccassini, il magistrato che indagava sulla strage di via D'Amelio aveva fatto già questa rivelazione: "Quando Scarantino arrivava in procura a Caltanissetta, si chiudeva in una stanza da solo con il Procuratore Tinebra. Non so il tempo preciso ma per un bel po'. Poi Tinebra apriva le porte e si entrava a fare l'interrogatorio. Alla luce di questo, di tutti i miei tentativi di cambiare metodi e atteggiamenti, dei colleghi che non vedevano l'ora che me ne andassi, scrissi una seconda relazione. Tutti sapevano, tutti conoscevano questa relazione, dove mettevo per iscritto che secondo me si dovevano rispettare i codici". Durante la deposizione Boccassini aveva fatto riferimento a relazioni "sparite" in cui parlava della inattendibilità di Scarantino e che sarebbe stata "mandata via" dalla Procura proprio perché aveva iniziato "a capire che Scarantino diceva sciocchezze".

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