Depistaggio caso Paolo Borsellino, la sentenza del tribunale di Caltanissetta

Depistaggio Borsellino
Depistaggio Borsellino

Due prescrizioni e una assoluzione. Il tribunale di Caltanissetta si è espresso così sul caso di depistaggio delle indagini della strage di Via D’Amelio che ha portato alla morte del giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Per Mario Bo e Fabrizio Mattei è stata pronunciata la prescrizione. Assolto Michele Ribaudo.

Depistaggio delle indagini per la morte di Borsellino: cade l’aggravante mafiosa

Stando a quanto viene riportato dal dispositivo della sentenza del processo sul depistaggio, la prescrizione del reato è stata attuata in quanto è decaduta l’aggravante mafiosa. Per ciò che riguarda invece il terzo imputato, il poliziotto Michele Ribaudo, il tribunale ha pronunciato l’assoluzione in quanto “Il fatto non costituisce reato”. Tutti e tre, inoltre, erano stati accusati di concorso in calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa Nostra. Avrebbero in particolare obbligato Vincenzo Scarantino ad auto-accusarsi. Con quest’ultimo sono state accusate altre sette persone innocenti.

Il procuratore capo di Caltanissetta aveva chiesto al termine della requisitoria una pena di 11 anni e 10 mesi reclusione per Mario Bo. Per Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, la condanna chiesta era di 9 anni e 6 mesi.

Il pm Luciani: “La sparizione dell’agenda rossa (se c’è stata) non fu di interesse di Cosa Nostra”

Il pubblico ministero Stefano Luciani, nella requisitoria del processo che si è tenuto a maggio 2022 aveva dichiarato: “La sparizione dell’agenda rossa, se sparizione c’è stata, non fu di interesse di Cosa Nostra ma da collegare a interessi estranei […] La borsa di colore scuro di Paolo Borsellino giace per mesi sul divano di Arnaldo La Barbera. Fino alla data del 5 novembre del 1992 non è mai acquisita perché manca un verbale di sequestro”, sono le sue parole riportate da Blog Sicilia.

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