Deportazione dal ghetto, da archivi vaticani prudenza di Pio XII

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Città del Vaticano, 2 mar. (askanews) - Emerge la prudenza di Pio XII a commento di una nota del Presseservice di Washington sulla deportazione degli ebrei di Roma nel 1943 dagli archivi vaticani aperti da oggi agli studiosi. A fornire le prime anticipazioni è lo stesso Vaticano.

"Tra le serie archivistiche tradizionali, con denominazione della nazione alla quale fanno riferimento le carte ivi contenute, salta all'occhio un particolare assai sorprendente: la serie archivistica 'Ebrei', 170 fascicoli contenenti la storia di circa 4000 nomi", scrive mons. Johan Ickx, minutante della Segreteria di Stato, in un articolo pubblicato su Vatican News e Osservatore Romano. "Tra questi c'è una maggioranza di richieste per aiuto da parte di cattolici di discendenza ebraica, ma non mancano nemmeno i nomi di ebrei. Vi si trovano personaggi talvolta inaspettati: si è rivolto alla Santa Sede il giovane ricercatore di studi umanistici Paul Oskar Kristeller, uomo di fama mondiale per gli studi umanistici, anche se poi nella sua cartella rimane oscurato/sconosciuto l'impegno dato per la sua fuga dall'Europa verso gli Stati Uniti d'America. Ma anche Tullio Liebman, considerato il fondatore della 'Scuola processualistica di Sao Paulo' e nel dopoguerra professore di fama mondiale alle università degli studi di Pavia, Torino e Milano, fu aiutato e trovò, grazie all'impegno dei collaboratori stretti di Pio XII, la via di fuga verso il Sudamerica. Ci vorrà del tempo per ricostruire l'atmosfera e l'ambiente in cui queste azioni ebbero luogo. Ma almeno lo studioso potrà aprire altre serie, come per esempio Italia 1352b, dove troverà il fascicolo 'Accuse contro Monsignor Ottaviani di aver concesso documenti falsi ad ebrei e di averli ricoverati in edifici extraterritoriali'. Oltre a questa serie assai particolare, quasi tutte le serie con denominazione di nazioni contengono altre carte con richieste di perseguitati ai quali servivano documenti, viveri e aiuto pratico per poter sfuggire dal sistematico progredire del veleno razzista. Le carte evidenzieranno quanti e quali sforzi siano stati fatti per cercare di rispondere alle suppliche per la salvezza dei perseguitati e dei bisognosi in pericolo di vita, come emergerà sicuramente anche l'odio del nazismo nei confronti della Chiesa cattolica e del Papa stesso. Al contempo risulterà altrettanto evidente l'opposizione e la contrarietà di molti Stati di aprire le frontiere a tanti bisognosi. Consultando la versione virtuale delle carte presso la postazione informatica in Sala, spesso lo studioso potrà incrociare anche qualche nuovo documento su singoli eventi o aneddoti storici, come quello del 16 ottobre 1943 e la deportazione degli Ebrei di Roma. La commovente lettera indirizzata a Papa Pio XII da alcuni ebrei mentre erano detenuti dalle SS e Gestapo nel Collegio Militare di Palazzo Salviati in Via della Lungara è già stata pubblicata da diversi autori (Kühlwein, Riccardi). Potrebbe attirare l'attenzione dello studioso attento il foglio con il Presseservice di Washington del 20 ottobre che informa che 'nella notte del 15-16 ottobre un numero considerevole di Ebrei sono stati arrestati in varie parti di Roma (stop) dopo essere stati tenuti 24 ore nel collegio militare sono stati trasportati ad una destinazione sconosciuta (stop) è detto qui che la Santa Sede si è interessata che simili accaduti non si ripetono e in favore di casi particolari'. In questo caso è la nota in margine di un giorno dopo con la tipica grafia pacelliana che apre una nuova finestra interpretativa: 'è prudente che Presseservice mandi queste notizie?', scrisse Papa Pio XII, ben consapevole - chiosa mons. Ickx nell'articolo vaticano - che non giovava di svegliare i cani che dormono, soprattutto non i nazisti, per azioni umanitarie che partivano dal Palazzo Apostolico. Con un 'No davvero' secco e deciso scritto da monsignor Tardini, Segretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, la linea dell'assoluta discrezione da parte della Santa Sede al riguardo del suo operato viene evocata, senza mezzi termini, ancora una volta".