Depressione per 3,5 milioni italiani, 300mila nel Lazio. Le proposte Onda

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Roma, 21 giu. (askanews) - La depressione è considerata la prima causa di disabilità a livello globale. In Italia i sintomi depressivi interessano circa 3,5 milioni di pazienti, di cui 1,3 milioni con un disturbo depressivo maggiore, con un rapporto donna-uomo di 2 a 1. E a causa della pandemia, i sintomi depressivi si sono complessivamente quintuplicati nel nostro Paese. Nel Lazio più di 300.000 persone riferiscono sintomi depressivi e di queste si stima che siano 100.000 con depressione maggiore, un dato che in seguito alla prima ondata di COVID-19 ha subito un peggioramento, aumentando più del 30% e andando a toccare non solo donne e anziani, categorie più colpite, ma anche operatori sanitari, adolescenti e i lavoratori più minacciati dalla crisi Un recente studio indica che in Italia c'è stato un aumento della prevalenza di sintomi depressivi di un punto percentuale, da 6,1 per cento a 7,1 per cento durante la prima ondata di COVID-19 rispetto al 2018-2019.2 Rapportato alla popolazione laziale, questo significa che durante la prima ondata pandemica del febbraio-marzo 2020 ben più di 400.000 persone hanno riportato sintomi depressivi. In questo contesto Fondazione Onda, ha promosso il progetto Stargate, partito nel 2021, per rispondere al bisogno dei professionisti sanitari di lavorare in modo integrato, coordinato e tempestivo sul percorso del paziente con depressione. È stato organizzato un tavolo tecnico nazionale che ha prodotto il documento "Raccomandazioni nazionali per la presa in carico del paziente con depressione" poi raccolto e declinato in Lombardia e ora nel Lazio nel documento "Considerazioni e proposte per la presa in carico del paziente con depressione nella regione Lazio", redatto attraverso il confronto tra Istituzioni e rappresentanti locali a livello medico, assistenziale e sociale. Il confronto ha permesso di evidenziare le eccellenze del territorio e i bisogni specifici della regione, individuando le possibili soluzioni per la presa in carico del paziente con depressione.

"Le raccomandazioni nazionali per la presa in carico del paziente con depressione, rivolte prevalentemente agli operatori sanitari, frutto di un confronto tra rappresentanti istituzionali, società scientifiche, clinici, associazioni di cittadini e di pazienti, sono state adattate alla realtà della Regione Lazio", spiega Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. "I tre pilastri su cui si basa la gestione della depressione ovvero educazione/informazione, prevenzione e cura dovrebbero consentire il superamento dello stigma, l'individuazione del sommerso legato a questa patologia, nonché' le cure più appropriate da individuare sulla base di parametri clinici e non di variabili farmacoeconomiche", osserva.

Il documento evidenzia che, sebbene sia stato fatto tanto per individuare i pazienti con depressione e per supportare tutte le iniziative volte a migliorare la collaborazione fra medici di famiglia e specialisti, nel Lazio la gestione del percorso dei pazienti presenta ancora diverse criticità. Il carico sulla medicina generale e sui Dipartimenti di Salute Mentale, ai quali afferiscono i casi più complessi è molto elevato a causa della scarsità di risorse professionali, già minime e ulteriormente ridotte a seguito dell'estrema pressione subita dagli operatori sanitari durante i mesi di pandemia. A fronte di un incremento sostanziale del 30-40 per cento degli accessi ai servizi, non c'è stato un analogo aumento nello stanziamento delle risorse destinate alla salute mentale, che restano irrisorie; così oggi molte strutture non hanno sufficiente personale, né tantomeno i team multidisciplinari necessari alla gestione di una patologia complessa e dalle molte sfaccettature come la depressione. "Auspico fortemente che il documento proposto aiuti a superare la frammentarietà dell'assistenza psichiatrica nel Lazio, caratterizzata da un'offerta di risposte disomogenee, e che ribadisca come l'accesso ai percorsi di cura con team multidisciplinari debba sempre essere una realtà percorribile per tutti", aggiunge Daniela Pezzi, Presidente Consulta Regionale per la Salute Mentale, Regione Lazio, "parimenti la scelta delle terapie farmacologiche non può e non deve essere fatta solo per considerazioni di carattere economico: è essenziale ribadire l'importanza di non anteporre ragioni economiche a ragioni cliniche".

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