Derek Chauvin è colpevole ma il processo più lungo è al razzismo Usa

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
·2 minuto per la lettura
(Photo: Megan Varner via Getty Images)
(Photo: Megan Varner via Getty Images)

Il giorno dopo il verdetto sull’ex agente Derek Chauvin – tre volte colpevole per l’uccisione di George Floyd – l’America si sveglia più leggera, ma con una consapevolezza: la strada per una vera giustizia razziale sarà lunga e richiederà un cambiamento profondo della società americana. Dopo quello che il New York Times ha chiamato “un momento di catarsi”, il day after è il tempo degli interrogativi e delle scelte – quelle politiche e quelle individuali - che nei prossimi mesi restituiranno la misura dell’impatto del movimento Black Lives Matter sulle vite dei cittadini afroamericani.

(Photo: CHANDAN KHANNA via Getty Images)
(Photo: CHANDAN KHANNA via Getty Images)

Il presidente americano Joe Biden ha definito il verdetto “un gigantesco passo avanti nella marcia verso la giustizia in America”. Ma “non possiamo fermarci qui”, ha aggiunto, assicurando alla famiglia di Floyd il proprio impegno a “continuare a combattere per l’approvazione (in Congresso) del George Floyd Justice in Policing Act”, un disegno legge presentato dai democratici che punta a combattere le cattive condotte, l’uso eccessivo della forza e i pregiudizi razziali nelle attività della polizia. Il testo, approvato alla Camera il 3 marzo con i soli voti dem, non è stato ancora discusso in Senato, dove l’approvazione è tutta in salita: servono 60 voti a favore in un contesto di parità assoluta (50 a 50). I repubblicani si oppongono alla misura, in particolare alla revisione delle protezioni legali, chiamate immunità qualificata, al momento garantite ai poliziotti.

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Le legge prevede anche che venga proibito il “racial profiling”, cioè il prendere di mira sospetti solo per la loro razza, le prese al collo per immobilizzare il sospetto - il “chokehold” e il “carotid hold” - e che venga istituito un registro nazionale dei poliziotti violenti. Dopo la se...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.