Detenuti picchiati nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, le prove ai pm

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AGI - Il sistema di sorveglianza del terzo piano ha ripreso tutto. Le immagini registrate sono raccolte e raccontate nell'ordinanza firmata dal gip Sergio Enea della procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) dopo l'inchiesta per i presunti pestaggi avvenuti ad aprile in carcere lo scorso anno. Nei video si vedono 30 agenti della polizia penitenziaria che prendono possesso della quinta sezione. Entrano nelle celle e i detenuti vengono prima spostati nel corridoio e poi nella sala socialità.

Ed è lì che c'è una ripresa che immortala un momento particolare: “Alcuni detenuti vengono invitati ad abbassarsi i pantaloni e gli slip”, rendiconta il gip. E ancora un'altra immagine, poi spiegata da un detenuto che ha raccontato le violenze subite. Un capoposto e sei agenti davanti alla sua cella lo informano che di lì a poco avrebbero eseguito una perquisizione; per entrare nella stanza lo colpiscono con un calcio, e prendono con la forza. 

Il 6 aprile 2020, "nell'area socialità ci hanno costretto a metterci in ginocchio con la faccia al muro, dopodiché hanno iniziato a picchiarci, soprattutto con manganelli". Chi provava a voltare lo sguardo verso gli agenti veniva "colpito al volto", dice. "Siamo rimasti per diversi minuti nell'area socialità - racconta - dopodiché ci hanno costretti a uscire uno alla volta con le mani in testa e lo sguardo verso il basso. Ricordo che gli agenti formavano una sorta di corridoio umano, in messo ai quale eravamo costretti a passare subendo schiaffi, pugni e manganellate".

Il 'corridoio umano' era stato "appositamente predisposto per farci oggetto di violenza". "Ricordo che ero completamente stravolto e provato - ricostruisce ancora il detenuto - tanto che mi è stata buttata anche dell'acqua sul corpo".  E durante il tragitto è stato più volte insultato, con frasi offensive, rivolte a lui dagli agenti, come: "Animale, sei un maiale, un uomo di merda… Non vali niente". Poi sputi e schiaffi, ancora manganellate. "Ricordo - dice - che per le botte ricevute ci siamo fatti la pipì addosso". 

Un'altra prova in mano al gip è una chat con 41 agenti della polizia penitenziaria. Soprattutto per i termini che usavano per commentare quei momenti. “Li abbattiamo come vitelli”, dicevano, e ancora “ogni perquisizione di cella, la devastiamo”. Sono conversazioni datate 9 marzo 2020, poco dopo la prima protesta al carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). E in sintesi sono contenute nella ordinanza di custodia cautelare emessa questa mattina dal gip del tribunale samaritano, Sergio Enea.

I capi di imputazione sono in 195 pagine e racchiudono tutte le presunte violenze e i depistaggi che gli agenti di polizia penitenziaria avrebbero organizzato per placare le proteste nel reparto Nilo del carcere. Proteste partite a marzo e culminate nella giornata del 5 aprile, represse giorni dopo, secondo la procura, con spropositata violenza. “Qui secondo me non ne fanno più rivolte”, scrivevano di notte, dopo i pestaggi, nella chat. “Ora stanno chiusi nelle celle e se fanno qualcosa li abbattiamo come vitelli”, messaggia un agente; e la risposta: “Allora va bene, domani chiave e piccone in mano”... “Allora non passa nessuno”. 
 

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