Detenuto in permesso cerca di sgozzare fidanzata: sfregiata in volto

detenuto tenta di sgozzare fidanzata

Una donna di 43 anni ha rischiato la vita la scorsa notte alla Barriera di Milano, vicino a Torino. Un detenuto in permesso per lavoro, infatti, avrebbe tentato di sgozzare la sua fidanzata colpendola con dei cocci di bottiglia. Da quanto si apprende, inoltre, la donna si sarebbe salvata grazie alla sciarpa che portava al collo. Il detenuto era un uomo di 36 anni, Mohamed Safi, e già in passato era stato arrestato per aver ucciso l’ex compagna (omicidio avvenuto il 9 giugno 2008). La vittima si chiamava Alessandra Mainolfi: all’epoca dei fatti aveva solo 21 anni. Per quell’atto aveva ricevuto una condanna a 12 anni, ma già da qualche anno poteva uscire dal carcere per lavoro tornando entro le due della notte. Tra venerdì 18 e sabato 19 ottobre, però, avrebbe compiuto un altro terribile gesto. La donna ferita dal tunisino è stata operata chirurgicamente per tre ore.

Detenuto tenta di sgozzare fidanzata

“Mi sono salvata solo perché indossavo una grossa sciarpa” avrebbe raccontato la donna agli agenti della Barriera di Milano, a Torino. Nella notte tra venerdì e sabato, il detenuto tunisino Mohames Safi, in permesso per lavoro, avrebbe tentato di sgozzare l’ex fidanzata. Tuttavia, l’uomo non è riuscito nei sui intenti: la donna è rimasta ferita con dei cocci di bottiglia. Inoltre, la 43enne aveva scoperto da poco che il suo ex era stato condannato per omicidio e per questo motivo aveva deciso di troncare la loro relazione. Durante una loro uscita, i due si trovavano insieme sul tram 4 in corso Giulio Cesare. Una volta giunti davanti al portone di casa della 43enne, però, l’aggressore l’avrebbe colpita alle spalle sfregiandole il volto. I passanti avrebbero allertato le forze dell’ordine che avrebbero infine rintracciato il detenuto con i vestiti sporchi di sangue.

Le condizioni della donna

La 43enne sfregiata dai cocci di bottiglia è stata trasferita presso l’ospedale Maria Vittoria dove è stata operata chirurgicamente per tre ore. Entro tre mesi saranno noti i risultati per la riparazione del nervo ottico al microspio.

I commenti politici

“Siamo vicini alla vittima di questo ennesimo tentato femminicidio. Tema che rimane grave e urgente nel Paese” ha scritto Chiara Appendino su Twitter.

“Bisogna riflettere, ancora una volta, sull’esigenza di rivedere gli strumenti normativi che permettono, come in questo caso, la possibilità di recarsi fuori dal carcere essendo già stato condannato nel 2008 per l’omicidio della fidanzata. L’intervento delle volanti ha impedito che si portasse a compimento l’ennesimo feroce femminicidio. Siamo grati ai colleghi” ha evidenziato invece Pietro Di Lorenzo, segretario generale del sindacato Siap.

Infine, Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, ha dichiarato: “Questo fatto è la dimostrazione che in carcere molto spesso non ci sono stinchi di santo e che il lavoro della Polizia penitenziaria è fondamentale per la sicurezza dei cittadini anche se qualcuno, con la storia dei torturatori, sta giocando a smantellare la Polizia penitenziaria”.