Detto Fatto, l'avampiede e il modo in cui guardiamo la TV

Di Ivan Carozzi
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Rai Due
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From Esquire

C’è un particolare che mi colpisce nel tutorial sulla spesa sexy al supermercato andato in onda nella trasmissione di RAI Due Detto fatto, di cui si è tanto parlato in questi giorni. Quel particolare è la parola «avampiede» pronunciata da Emily Angelillo, protagonista dello sketch e insegnante di pole dance. Guardo e riguardo la scena. Il motivo per il quale tante donne si sono sentite offese, specialmente nella concomitanza della giornata contro la violenza sulle donne, è lampante, anzi: da maschio posso solo dubitare che il mio corpo sia in grado di sentire l’offesa o l’effetto di repulsione nello stesso modo in cui lo avverte il corpo di una donna, con una storia e un vissuto che non possono certo essere i miei.

Eppure nelle tre, quattro visioni dello sketch che mi capita di fare nel giro di poche ore su Facebook, l’orecchio è come pizzicato dalla presenza di un dettaglio e sente che nel frammento televisivo c’è un elemento in più, del quale quel termine tecnico, «avampiede», è solo l’indizio. Arrivo al punto. Parlo dello scrupolo lessicale usato nella descrizione dei gesti e dei movimenti interpretati nel tutorial («centro palco»; «malleolo»; «ginocchio teso»; «prodotto in alto nello scaffale»; «lateralmente»; «porto il peso sull’avampiede»), il che testimonia la professionalità e la qualità della scrittura televisiva, il cui merito va ascritto tanto agli autori del programma, quanto, suppongo, a Emily Angelillo.

Scopro infatti dalle sue stesse parole che l’insegnante di pole dance è «da anni una ballerina professionista, una performer di musical e […] la direttrice artistica di una scuola di danza che dedica tutta la sua vita a formare con dedizione i propri allievi». Ecco, penso, da dove arrivano quella esattezza e quella competenza nel far corrispondere a ogni movimento del corpo una corretta terminologia. Ecco che cosa mi colpisce così positivamente nello sketch, consigliandomi di riconsiderare ogni altra considerazione.

E poi c’è un altro dettaglio: la musica. Il pezzo scelto per accompagnare la cosiddetta spesa sexy è quanto di più deliziosamente classico e convenzionale: un famosissimo brano di Piero Piccioni, con la voce di Edda Dell’Orso, tratto dalla colonna sonora di Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata, film di Luigi Zampa che ho visto davvero troppo tempo fa per ricordare, anche se resta in me la memoria di un personaggio femminile, Claudia Cardinale, particolarmente fiero e indipendente.

È questione di un attimo e il brano di Piccioni costruisce intorno al tutorial i contorni evanescenti di una fiaba comica e farsesca, dove il supermercato è inverosimilmente accreditato come luogo d’incontri romantico. Quando poi Emily Angelillo solleva la gamba, il gesto è sufficiente per evocare nel sottoscritto -come nel pubblico a casa, suppongo- memorie televisive profonde, legate al varietà classico televisivo. Raffaella Carrà, Sorelle Kesseler, Don Lurio: il caleidoscopio RAI Techetè.

Insomma, come ha scritto su Facebook un amico autore televisivo, Giovanni Robertini, con lo sketch di Detto fatto, forse, siamo dalle parti del gusto camp, cioè di un uso compiaciuto del kitsch e della cultura pop (nel quale da tempo sguazzano fin troppo i programmi del pomeriggio televisivo) che forse disinnesca il disturbante sessismo espresso in superficie. E magari il pubblico televisivo, nella sua ingenuità e quindi nella sua intelligenza, sa perfettamente come interpetare il gioco e il tone of voice della messa in scena, perché il suo corpo lo ha imparato in migliaia di ore di esposizione all’immagine televisiva.

A volte, ho il dubbio, l’impulsività nel giudizio, che ci deriva più dall’uso dei social che dalla vecchia televisione, ci sottrae il tempo necessario a osservare come le cose sono dette e fatte, la verità del loro tessuto, non meno importante di ciò che appare in modo più esplicito. Vedere come le cose sono fatte è importante, è un fatto non meno morale di altri.