Di Maio accusa i sindacati dopo il vertice con Siri: "Trattano con un indagato". La replica: "Parole offensive"

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Luigi Di Maio accusa i sindacati di “trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo” e le sigle sindacali rispondono accusandolo di usare parole “inaccettabili e offensive”. È scontro a distanza tra il ministro dello Sviluppo economico e i rappresentanti dei lavoratori, dopo il tavolo convocato da Salvini al Viminale. All’incontro era presente anche Armando Siri, fedelissimo del ministro dell’Interno ed ex sottosegretario alle Infrastrutture, costretto a lasciare dopo la scoperta di un’indagine per corruzione a suo carico.

Il vicepremier pentastellato ha affidato a Facebook il suo sfogo: “Per quanto riguarda la partecipazione dei sindacati al tavolo con Siri affar loro. Se vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso, lo prendiamo come un dato. E ci comportiamo di conseguenza”.

I sindacati hanno risposto con una nota congiunta in cui sottolineano di essere stati convocati da Salvini “insieme ad altre 40 organizzazioni di rappresentanza in vista della prossima legge di bilancio, incontro peraltro ampiamente annunciato nei giorni scorsi”. Per questo motivo, scrivono i rappresentanti delle sigle sindacali, “appaiono del tutto inaccettabili ed offensive, nei toni e nella sostanza, le osservazioni nei confronti dei sindacati avanzate oggi dal vice premier Di Maio”.

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