Di Maio all'attacco: "O si realizza il nostro programma o si vota"

Luigi Di Maio (Photo by Cosimo Martemucci/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Sono terminate le consultazioni delle forze politiche da parte del premier incaricato Giuseppe Conte che ha incontrato oggi i “big”, ovvero Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. L'ultimo intervento, quello di Luigi Di Maio, è stato molto duro: “O siamo d'accordo a realizzare i punti del nostro programma o non si va avanti”, ha detto il leader pentastellato. La replica di Zingaretti non si è fatta attendere. Su twitter, il segretario Pd ha scritto: "Patti chiari, amicizia lunga. Stiamo lavorando con serietà per dare un nuovo Governo all'Italia, per una svolta europeista, sociale e verde. Ma basta con gli ultimatum inaccettabili o non si va da nessuna parte".

“Gli ultimatum di Di Maio sono davvero inaccettabili", aveva dichiarato poco prima Graziano Delrio. “Minacce irricevibili”, ha tuonato Maria Elena Boschi.

Intanto una delegazione dem formata da Andrea Orlando e Dario Franceschini ha partecipato ad un incontro richiesto dal Presidente incaricato con i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, da Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli, e con lo stesso Premier Conte. "Nell'incontro - fa sapere Palazzo Chigi - si è delineato un percorso di lavoro per consentire al Presidente incaricato di elaborare un programma condiviso da entrambe le forze politiche sulla base delle prime linee programmatiche che gli sono pervenute".

Di Maio: "O si realizza il nostro programma o si vota"

"Abbiamo rivolto gli auguri a Conte che, come M5, abbiamo fortemente voluto e sempre considerato super partes - ha detto il leader politico del M5s Luigi Di Maio al termine del colloquio con il premier incaricato Conte - Siamo stati al governo 14 mesi, poi qualcuno (Matteo Salvini, ndr) ha deciso di far cadere tutto sprecando un'occasione storica. O siamo d'accordo a realizzare i punti del nostro programma o non si va avanti. Non guardiamo a un governo solo per vivacchiare, consideriamo alcuni dei punti del documento imprescindibili. Tra le priorità del M5s c'è il taglio del numero dei parlamentari. E un governo ha senso solo se si approva una seria legge sul conflitto di interessi". Di Maio ha poi toccato il tema immigrazione annunciando con fermezza che “il dl Sicurezza non si cambia”, in antitesi con quanto richiesto dal Pd.

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Infine, la stoccata alle altre forze politiche: “Abbiamo espresso il nostro sconcerto per il surreale dibattito sugli incarichi. Era prevedibile il totoministri sui media, con nomi di fantasia, ma non troviamo sano che questo dibattito contagi anche le forze politiche. Ho rinunciato due volte a fare il premier, sono 10 anni che i nostri parlamentari si tagliano gli stipendi e tra pochi giorni taglieremo 345 parlamentari. Gli attacchi al Movimento e al sottoscritto di questi ultimi giorni dimostrano che passano i governi, ma nel mirino restiamo sempre noi. Bene, significa che continuiamo a essere dalla parte giusta. Non è il momento degli attacchi ma del coraggio e ne servirà tanto".

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Zingaretti: “Cambiamo il decreto Sicurezza”

"Abbiamo indicato al presidente incaricato quelli che devono essere i principali elementi di novità per un governo di svolta per questo nostro Paese", ha dichiarato il segretario dem Nicola Zingaretti dopo il colloquio con Conte. "Innanzitutto il taglio delle tasse sui salari medio bassi come elemento di giustizia e per il rilancio dei consumi". Poi "il tema del lavoro con investimenti pubblici e incentivi per investimenti privati, le infrastrutture green e per industria 4.0".

"A Conte chiediamo che sui decreti sicurezza si proceda almeno al recepimento delle indicazioni pervenute dal presidente della Repubblica. Abbiamo parlato approfonditamente di tutti i dossier. È stata una discussione seria”, ha chiarito il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio.

Più dura la reazione di Matteo Orfini su Twitter: "un governo che difende la ratio del dl sicurezza è un governo al quale vota la fiducia Matteo Salvini. Non il Pd”.

Dello stesso avviso Andrea Orlando: “Se Di Maio ha cambiato idea lo dica. Incomprensibile la sua conferenza stampa - ha twittato il vicesegretario aggiunto del Pd - Ha cambiato idea? Lo dica con chiarezza".

"I dati ISTAT di oggi dicono che il PIL è diventato NEGATIVO con il governo gialloverde. Noi vogliamo evitare recessione e aumento IVA. Ma proprio per questo gli ultimatum e le minacce di Di Maio sono irricevibili”, così Maria Elena Boschi, deputata Pd, su Twitter.

"Zingaretti ripensaci. Come si dice a Roma: apriamoli come le cozze", ha invece twittato Carlo Calenda, in merito alle nuove nuove tensioni tra Pd e M5S per la formazione del governo.


Lega: “I presidenti di commissione non si dimetteranno”

Assente, come annunciato, Matteo Salvini, Conte ha ricevuto la delegazione della Lega composta dal sottosegretario uscente al Lavoro Claudio Durigon, e dalla sottosegretaria uscente al Mibac Lucia Borgonzoni, i quali hanno annunciato: “La Lega fa appello alla coscienza di deputati e senatori a non votare questo mercificio" e dunque "a far mancare i voti. Volevamo avere dal presidente una rassicurazione che non verrano toccati certi provvedimenti voluti dalla Lega, un no netto non è stato detto", ha precisato Borgonzoni. Intanto scoppia “il caso Lega”: a quanto si apprende, i presidenti delle commissioni parlamentari del Carroccio, eletti a inizio legislatura dalla maggioranza M5s-Lega, “non si dimetteranno” con la nascita del nuovo Governo targato M5s-Pd. Lo ha riferito il sottosegretario Durigon, al termine della consultazione a Montecitorio.

Berlusconi: “Salvini ha riconsegnato il Paese alla sinistra”

Al termine delle consultazioni con Giuseppe Conte, Silvio Berlusconi non ha risparmiato critiche all’accordo M5s e Pd ma anche al leader della Lega, Matteo Salvini. “tentando di riproporre l’alleanza gialloverde fino all'ultimo minuto, Salvini ha riconsegnato il paese alla sinistra determinando la nascita di un esecutivo inadeguato che gli italiani pagheranno caro".