Di Maio e il timore del voto anticipato: “La Lega cerca la crisi”

Di Maio teme voto anticipato

Si respira tensione in casa Cinque Stelle. A mostrare segni di irrequietudine è lo stesso leader pentastellato Luigi Di Maio, che non riesce a nascondere gli effetti della paura e dell’incertezza sul destino del governo e sulle prossime mosse di quello che dovrebbe essere il suo alleato a Palazzo Chigi, ma a cui sempre più spesso si rivolge con toni da maggioranza e opposizione. La vera domanda ora è quali sono i programmi di Matteo Salvini, attualmente impegnato in un viaggio negli Stati Uniti. Tra i grillini serpeggia la convinzione che abbia intenzione di provocare una crisi di governo prima del 20 luglio, riporta La Stampa, per poi traghettare la Lega verso il voto anticipato a settembre.

“Salvini cerca un pretesto per rompere”

Il 20 luglio diventa allora una vera ossessione per Di Maio. “Giorgetti continua a parlare di elezioni, è chiaro che Salvini vuole rompere“, avrebbe detto ai suoi ministri riuniti, secondo un’indiscrezione riportata da Repubblica. “Troverà qualche pretesto, lo farà sulla flat tax. Dobbiamo provare a chiudere la finestra elettorale, tentare di arrivare a metà luglio. Diremo che la tassa piatta per il ceto medio va benissimo. Non diamo alla Lega la scusa per rompere, evitiamo pretesti, ma teniamoci comunque pronti a una campagna elettorale d’emergenza spingendo al massimo sui nostri temi”. Primi fra tutti, il salario minimo – bocciato dall’Ocse – e la riduzione del cuneo fiscale, per “restituire dignità a milioni di lavoratori sottopagati, ma al contempo occorre anche aiutare le imprese uccise dalle tasse. Anche il conflitto di interessi è una priorità”. Il tutto mentre si tenta di guadagnare tempo “per rimettere in piedi il Movimento. Dobbiamo dimostrare la solidità e la compattezza della squadra”, riferisce il Messaggero.

I timori dal Mef

Non tutti i ministri penta stellati sono d’accordo col proprio leader quando questi dipinge scenari apocalittici e prospetta crisi imminenti. Stefano Buffagni è tra coloro che considera improbabile una prossima rottura da parte di Salvini, perché significherebbe per la Lega farsi carico, da soli, di una manovra economica che troverà ben poco consenso tra gli elettori. Ma altra è l’aria che sembra tirare al Ministero dell’Economia, cuore delle discussioni su tasse e coperture. È lì che la grillina Laura Castelli, sottosegretario al dicastero, avrebbe avuto modo di toccare con mano le intenzioni leghiste. Ed è proprio lei che, secondo indiscrezioni, Di Maio avrebbe citato in un sms inviato insistentemente ai suoi per lanciare l’allarme.