Di Maio-Gualtieri divisi sul Mes

Angela Mauro
Di Maio e Gualtieri

Non finisce a porte in faccia ma nemmeno con un accordo. Come da previsioni della vigilia, il vertice di oggi a Palazzo Chigi sulla riforma del Meccanismo europeo di Stabilità (Mes), nuova grana seria nella maggioranza di governo e nei rapporti con Bruxelles, si rivela interlocutorio, ma con nodi intricati ancora tutti da sbrogliare entro l’Eurogruppo del 4 dicembre e il Consiglio europeo di metà dicembre che dovrebbe ratificare la riforma. Fronti contrapposti: M5s e Leu contro il ministro del Tesoro Roberto Gualtieri, cui tocca il compito di difendere la riforma contro Luigi Di Maio. Giuseppe Conte tenta la mediazione, che per ora si risolve solo in un mesto rinvio ad altri vertici la settimana prossima, tecnici al Mef e poi un’altra riunione di maggioranza alla sede del governo. Un vero caos.

Non serve a granchè la presenza di Pierre Moscovici oggi a Roma. Anzi. Il commissario europeo uscente agli Affari economici incontra sia Conte che Gualtieri mentre il vertice di maggioranza prosegue: si rivela più lungo del previsto. Con loro Moscovici parla del Mes, cerca di perorare la causa ma gli tocca farlo con i due più convinti del sì italiano accordato lo scorso giugno. “La riforma è un passo avanti, non significa mettere sotto tutela l’Italia”, dirà dopo il francese in conferenza stampa. “Abbiamo evitato derive che avrebbero potuto essere nocive, che altri paesi avrebbero voluto introdurre, in particolare meccanismi automatici”, sulla ristrutturazione del debito.

VIDEO - Moscovici: “Nessuno vuole mettere l’Italia sotto tutela”

 

Ma il messaggio non passa al vertice di maggioranza. Conte rientra e li trova lì a discutere. Di Maio si è presentato ‘corazzato’ dai due giovani deputati del M5s Raphael Raduzzi e Alvise Maniero, il primo in commissione Bilancio, il secondo Finanze. A loro il compito di spiegare tecnicamente il punto di vista dei pentastellati sul Fondo Salva-Stati che, a loro avviso, agevolerebbe una ristrutturazione del...

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