Di Maio ministro degli Esteri, tutte le gaffe da Ping a Pinochet

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Ha superato il calo dei consensi dopo il 4 marzo, il flop delle elezioni europee, la crisi di governo e persino il tanto discusso voto sulla piattaforma Rousseau. Dopo settimane di scontri e trattative, Luigi Di Maio è riuscito a ottenere l’incarico di ministro degli Esteri del governo Conte bis. Ma gli elettori (e soprattutto il web) non dimenticano le tante gaffe “estere” collezionate dal leader pentastellato quando la sua poltrona si trovava ancora al Ministero del Lavoro.

Di Maio ministro degli Esteri

Tra le gaffe più recenti e più chiacchierate del neo ministro degli Esteri Luigi Di Maio ce ne sono alcune che riguardano la Francia, Paese bersaglio di numerosi attacchi da parte dei membri del governo gialloverde. Dopo aver lodato il popolo francese come “punto di riferimento per la sua tradizione democratica millenaria”, ha tentato un avvicinamento al movimento dei Gilet Gialli, arrivando a offrire loro la piattaforma Rousseau e a proporre un’alleanza in Europa in vista delle elezioni di maggio 2019. Ma quando il leader Jacline Mouraud lo ha accusato di “strumentalizzazione politica”, Di Maio ha fatto un passo indietro, negando di aver mai cercato un’intesa.

Gli incidenti diplomatici continuano anche in estremo Oriente. Durante un viaggio in Cina, a Shanghai, l’allora ministro del Lavoro ha confuso il nome del presidente cinese, trasformandolo da “Xi Jinping” a “Ping“. Non si è salvato neppure Pinochet, che, nella narrazione del leader del M5s, da ex dittatore cileno è divenuto venezuelano. Mosca è stata invece teatro di una gaffe geografica, quando il nuovo ministro degli Esteri ha parlato della Russia come di un “Paese del Mediterraneo”, dimenticando la non indifferente distanza che la separa dal mare nostrum.

Calenda: “Nessuna serietà e competenza”

Su Twitter non si contano i post che esibiscono l’hashtag #DiMaioagliEsteri e che ricordano gli scivoloni del nuovo leader della Farnesina. Ma, terminate le risate (amare), occorre riflettere sul fatto che “Di Maio ministro degli Esteri rappresenta bene la nostra rinuncia ai valori di serietà e competenza“, commenta l’eurodeputato dem Carlo Calenda. “Le caselle dei Ministeri diventano solo appagamento delle ambizioni individuali, senza nessun collegamento con il bene del Paese”.