Di Maio replica a Casaleggio con la vittoria dei ballottaggi: "Vince la coalizione voluta dagli iscritti"

Gabriella Cerami
·Politics reporter, L'Huffington post
·3 minuto per la lettura
The Italian Minister of Foreign Affairs Luigi Di Maio participates at the second edition of the Festival of the Cities. Rome (Italy), October 1st 2020 (Photo by Samantha Zucchi/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)
The Italian Minister of Foreign Affairs Luigi Di Maio participates at the second edition of the Festival of the Cities. Rome (Italy), October 1st 2020 (Photo by Samantha Zucchi/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)

Nella guerra interna ai 5Stelle, oggi Luigi Di Maio vuole segnare un punto replicando a Davide Casaleggio con la vittoria in cinque dei sei Comuni in cui si è andati al ballottaggio. “Dal territorio arriva nuova linfa, nuova energia, nuove idee per tutti noi. Vince il modello coalizione, il modello dell’apertura verso gli altri, verso i territori, verso le persone. Voluto e votato fortemente dagli iscritti”, scrive l’ex capo politico. Parole che sembrano rivolte direttamente al presidente dell’Associazione Rousseau e ancor di più ad Alessandro Di Battista per il quale l’alleanza con il Pd è la “morte nera”.

In questo momento si stanno facendo avanti queste due visioni contrapposte, inconciliabili. Di Maio cavalca il momento favorevole: “Con la coalizione si torna a vincere”. E poi: “La decisione degli iscritti ha sbloccato le alleanze”. Come a dire che la democrazia diretta esiste ancora. Guarda al Pd e guarda alla permanenza dei 5Stelle al governo. Di Battista prova, ma con grande difficoltà, ad organizzare una sua pattuglia al Senato “per - dicono fonti grilline - far ballare il governo”. Quanti sono? “Sono tanti. La gran parte di quelli silenti stanno aspettando di capire come va a finire”. Nessuno vuol farlo cadere, difficile trovare senatori M5s con la voglia di tornare a casa e lasciare il proprio scranno. Piuttosto alcuni vogliono lanciare un segnale ai vertici del Movimento in ottica riorganizzazione e contro la deroga al secondo mandato. Come invece chiedono i governisti.

Solo Barbara Lezzi finora è uscita allo scoperto: “Nessuna rivoluzione, nessun cambiamento. Solo omologazione. Sto con Alessandro”. Nicola Morra, il presidente della commissione Antimafia, è sempre stato più dalla parte di Davide Casaleggio che da quella di Di Maio. E infatti anche stavolta si colloca sulla linea del presidente dell’Associazione Rousseau. “Se il Movimento 5 Stelle si dovesse trasformare in una realtà partitica, in cui le logiche di potere sono governate dalla legge delle oligarchie, non saranno solo Davide Casaleggio e Nicola Morra, ma tanti altri, a volerla fare finita”, dice ai microfoni del fattoquotidiano.it: “Non vogliamo diventare professionisti della politica”.

Si affilano i coltelli in vista degli Stati generali. E in vista di una riunione, che dovrebbe essere domani, per organizzare il congresso. “Attendiamo il verbo”, scherzano i deputati nelle chat. Nel senso che si attende di sapere dal reggente Vito Crimi il dato tratto dagli incontri e dalle mail che ha ricevuto. Con ogni probabilità si andrà verso gli Stati generali, quindi verso una struttura collegiale che dovrà occuparsi dell’organizzazione. È iniziata la corsa per farne parte. Perché questa segreteria potrebbe durare a lungo e di fatto gestire il Movimento senza i mezzi messi a disposizione dall’associazione Rousseau perché ormai lo strappo è irreparabile.

Infatti il comitato di garanzia dei 5S, di cui fanno parte Giancarlo Cancelleri, Roberta Lombardi e il reggente Vito Crimi, hanno diffidato Davide Casaleggio dallo scrivere post su blog “a titolo personale e non condivisi”. Si tratta del post in cui dice che il Movimento sta diventando un partito. L’Associazione
Rousseau replica dicendo che il presidente è “pienamente titolato” a pubblicare i suoi post sul Blog delle Stelle perché è l’organo ufficiale sia del M5s che dell’Associazione. I toni sono questi, si finisce a carte bollate nonostante Di Maio dica che il Movimento “è una grande famiglia e cresceremo sempre di più”. Per adesso più che crescere sembra avvicinarsi una scissione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.