Scontro totale tra Conte e Di Maio sulla manovra

Giuseppe Colombo

A Washington sono le quattro del mattino quando Luigi Di Maio appare su Facebook: “La legge di bilancio verrà approvata nel Consiglio dei ministri di lunedì”. In Italia sono le dieci. A palazzo Chigi sobbalzano dalle sedie: un nuovo Cdm? Il programma concordato è diverso: il pacchetto del bilancio deve andare direttamente in Parlamento. Un nuovo Cdm significa dire che non c’è un accordo politico. Ma il messaggio di Di Maio è chiaro: le multe ai commercianti che rifiutano i pagamenti con il bancomat sono una punizione. Sulle chat dei parlamentari grillini monta la rabbia per l’abbassamento del tetto sull’uso del contante e per la stretta sulle partite Iva. La risposta di Conte arriva poche ore dopo: la manovra è stata approvata, lunedì ci sarà un Cdm ma per l’esame del decreto sul terremoto. In serata Di Maio parla ai suoi e mette in agenda una riunione con i ministri M5s per domani: “Su molti temi voglio vederci chiaro. Tutto è stato approvato salvo intese perché non c’è ancora un accordo su tante cose”.

Il botta e risposta puntella tutta la giornata e apre il primo grande scontro tra il premier e Di Maio. A soli due giorni dal Consiglio dei ministri notturno che ha dato il via libera, salvo intese, alla legge di bilancio e al decreto fiscale. Mettere in discussione le misure che ai grillini non vanno giù significa smontare la strategia di Conte sulla lotta all’evasione fiscale. Il presidente del Consiglio ne ha fatto la cifra della prima legge di bianco del governo giallorosso. Lo scontro tocca un punto molto sensibile, che travalica i tecnicismi delle norme. Il Movimento ha dietro l’ira dei piccoli imprenditori, dei commercianti e degli artigiani che si sentono massacrati. Il premier, dal canto suo, non può e non vuole sconfessare la sua strategia. Lo ribadisce ai suoi: la manovra non è una tela di Penelope, la mediazione politica c’è già stata. Un conto sono i piccoli aggiustamenti, su cui c’è apertura, come la...

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