Di Maio su caso Saraceni: "Reddito va revocato"

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''Ho letto l'appello-intervista accorata e pacata della vedova D'Antona. C'è una brigatista che è stata messa agli arresti domiciliari e percepisce il reddito di cittadinanza. Per noi è molto importante intervenire, questo non lo possiamo permettere, spero di incontrare presto la vedova D'Antona. Ho sentito poco fa il ministro Bonafede: mi ha detto che non c'è bisogno nemmeno di una legge per sbloccare questa ingiustizia, ma se dovesse servire presentiamo un emendamento a uno dei tanti decreti che abbiamo in Parlamento e blocchiamo l'erogazione del reddito di cittadinanza a questa brigatista che sta agli arresti domiciliari''. Lo ha detto Luigi Di Maio, capo politico dei Cinque Stelle, parlando del caso Saraceni. CATALFO - Caso sul quale, poi, il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha fatto sapere che si terrà già mercoledì "un incontro tecnico a cui parteciperanno anche il ministero della Giustizia e l'Inps per avviare rapidamente l'iter di modifica della disciplina di accesso al Reddito di cittadinanza, i cui requisiti in materia sono già più stringenti delle precedenti misure di sostegno al reddito quali la social card e il Reddito di inclusione (Rei)". Peraltro, "dai dati in nostro possesso, risulta che la Saraceni è già stata beneficiaria di Rei. Su questa vicenda comunque c'è la massima attenzione". 

VOTO AI 16ENNI - Tornando poi alla diretta Fb del ministro degli Esteri, Di Maio ha annunciato che "il voto ai sedicenni si farà. Nei prossimi giorni presenteremo una proposta di legge costituzionale per sancire questo obiettivo". 

'CAMBI DI CASACCA' - Parlando di riforme, il capo politico M5S ha auspicato che in futuro, "dopo il taglio dei parlamentari, senza che nessuno si offenda, si possa parlare e affrontare anche il vincolo di mandato'' contro il fenomeno del ''cambio di casacca'' che si può evitare "in tanti modi. Vediamo come fanno gli altri Paesi, analizziamolo con i migliori costituzionalisti che abbiamo. Ma sviluppiamo dei processi per evitare che chi entra in Parlamento con un partito poi passi ad un altro. Perché per me, in quel caso, deve tornarsene a casa".  

CROCIFISSO A SCUOLA - "Ora io sono cattolico, ma sono contento di vivere in uno Stato laico" ha detto il ministro degli Esteri dopo le polemiche su Fioramonti. "Io non credo che il crocifisso sia il problema della scuola. Il nostro problema - ha sottolineato Di Maio - è che a volte cade il soffitto, manca il tetto, abbiamo problemi di lavagne. Il problema della scuola non è il crocifisso, per me il problema è questo: è, per esempio, che dobbiamo aumentare lo stipendio agli insegnanti. Andiamo avanti su cose concrete e non alimentiamo dibattiti che tra l'altro non sono all'ordine del giorno''.