Di Maio tenta l’affondo, ma Conte prosegue: “Decido io”

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L’ultimatum lanciato da Di Maio venerdì ha portato subito in evidenza gravi conseguenze: le borse sono crollate e lo spread è tornato a salire. Se il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico non dovessero riuscire a formare il governo, così come si sono prefissati, le conseguenze per il Paese sarebbero tutt’altro che semplici. Le parole di Di Maio, però, sono arrivate al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il premier Conte, segno, forse, dell’intenzione del leader pentastellato di riaffermare la propria leadership nonostante il cambio nella maggioranza.

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Governo, l’affondo di Di Maio

L’iter per la formazione del governo prosegue tra riunioni e trattative tra i partiti, ma Di Maio sin da subito convinto a procedere sulla via dell’accordo tra Movimento 5 Stelle e Dem, si sta rendendo progressivamente conto di come le cose siano differenti rispetto all’esperienza precedente con la Lega. Il Pd è infatti un partito molto più articolato del Carroccio e dunque le trattative e gli accordi, va da sé, vanno impostati in maniera differente. Il timore più grande per Di Maio è quindi quello di ritrovarsi relegato in un ruolo di minore importanza. A rovinare le certezze del leader del M5s ci pensa poi il Pd, che rivendica quella “discontinuità” che vede coinvolto in prima persona proprio Di Maio.

L’obiettivo

Tra continui affondi e ultimatum, l’obiettivo di Luigi Di Maio appare chiaro: dopo averla spuntata sul nome del Presidente del Consiglio, vorrebbe mantenere la carica di vice premier, così da mantenere una leadership forte al governo e garantirsi una presa sia sul Movimento che sugli altri gruppi che dovrebbero portare avanti in maniera serena l’operato dell’esecutivo giallorosso. Il problema fondamentale è che i Dem, dal canto loro, non ce la fanno a considerare Conte un premier terzo e dunque non hanno intenzione di mollare sul nome del vicepremier.

Conte: “Decido io”

A mischiare ulteriormente le carte ci sta pensando il premier incaricato, Giuseppe Conte. Stando alle indiscrezioni, il Presidente del Consiglio starebbe pensando ad un governo senza vice, ma con un sottosegretario alla presidenza del consiglio di sua stretta fiducia. Il lavoro di questi giorni potrebbe quindi essere sintetizzato con il motto: “Voi proponete, io decido“. In questo modo quelle dei partiti sarebbero semplicemente delle proposte, che dovrebbero comunque poi ricevere il benestare del premier prima di diventare operative. Il Presidente della Repubblica, dal canto suo, nei giorni di consultazioni non ha fatto alcun cenno al nodo del vicepremier, lasciando così tutta la decisione sulle spalle di Conte, che sembra però non voler dare certezze nè al M5s nè al Pd.

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