Di Maio tra i coccodrilli

Pietro Salvatori
Ansa

Luigi Di Maio riunisce i ministri, beppe Grillo va a pranzo con Nicola Morra, Paola Taverna, Carlo Sibilia. Quelli che quando si racconta il Movimento e si parla dei parlamentari vicini al fondatore entrano sempre nell’elenco. Il capo politico fa il punto sulla manovra. “Cosa ci siamo detti? - chiede uno dei presenti - Che il Pd vuole mettere più tasse, e noi non le vogliamo”. È lo stesso hotel, qualche ora dopo e qualche piano più giù l’ex comico parla con la vecchia guardia: “Lo facciamo per i cittadini, i cittadini capiranno”. Il tema è il Pd, quello che Di Maio prova a tenere a distanza di sicurezza dicendo niente alleanze organiche, ma lasciando spiragli per l’orizzonte oltre l’Umbria.
È la giornata del capo politico quella che conclude Italia 5 stelle. È solo lui l’oratore di punta sul palco, quello piccolo, un migliaio di persone scarse sotto il sole gentile dell’ottobre partenopeo, giacca senza cravatta e scarpe da ginnastica granata, mise insolitamente sportiva per il solitamente formalissimo leader. Grillo non c’è. Ha salutato Virginia Raggi (dopo gli insulti a un inviato delle Iene per averla incalzata sui rifiuti a Roma) facendo una comparsata sul palco. Poi, appena Di Maio ha iniziato a parlare, ha salutato Bonafede e Patuanelli, si è infilato su un caddy e se ne è andato, nemmeno ascoltando il discorso del fu delfino.
Che si è ritrovato solo sul palco, Davide Casaleggio e Virginia Saba uno accanto all’altra ad ascoltarlo da sotto: “Da dieci anni sotto il capo politico nel Movimento non c’è nulla. Non ce lo possiamo più permettere”. Arriva al cuore politico della giornata dopo aver stancamente ripetuto gli stessi concetti (già un po’ scarichi) del giorno prima. Annuncia la squadra. Niente nomi, un avventuroso e arzigogolato percorso (“Scusate, le slide non si vedono, c’è il sole”) in date e scadenze che formeranno una squadra di un’ottantina di persone che verranno votate su Rousseau e dovrebbero...

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