Di Maio, ultimatum a Conte: rinvio Mes oppure cade il governo

Luigi Di Maio (Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images)

Il fondo salva-Stati è una vera mina vagante per l’esecutivo giallorosso guidato dal premier Giuseppe Conte, ai quali giungono attacchi e critiche da tutte le forze politiche del Paese. L’ultimo a lanciare una sorta di ultimatum è Luigi Di Maio, ministro degli Esteri pentastellato: o si rinvia il Mes o cade il governo.

Parole molto chiare e minacciose quelle pronunciate dal capo politico dei 5 Stelle. Domenica 1 dicembre ci sarà un vertice a Palazzo Chigi, durante il quale Di Maio riunirà i suoi e lancerà la sua road map, che prevede come tappa principale proprio il rinvio del Mes alla prossima primavera (richiesta che, secondo alcuni, non piacerà di certo all’Europa).

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Ma il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) rischia ora di peggiorare i rapporti già complicati tra Di Maio, il presidente del Consiglio e gli alleati del Pd e di innescare una vera e propria crisi di governo.

Conte, alle prese con i recenti attacchi del leader della Lega, Matteo Salvini, riferirà in Parlamento lunedì, mentre il d-day è previsto per mercoledì, quando i ministri finanziari dell’Eurozona si riuniranno per decidere come procedere. L’approvazione del trattato è prevista al Consiglio europeo del 13 dicembre e poi dovrà essere sottoposta alla ratifica dei Parlamenti.

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Ma Di Maio è sul piede di guerra. La motivazione è in un documento che i parlamentari hanno condiviso con lui nel quale propongono una serie di modifiche al Mes. La più importante riguarda il comma 4 dell’articolo 12, quello che contiene l’obbligo di inserire le Cacs single limb (Clausole di azione collettiva) nei titoli di Stato di nuova emissione. In poche parole, si tratta di clausole che rendono più rapida un’eventuale ristrutturazione dei debiti del Paese.

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Solo un rinvio, dunque, salverà il governo in carica. In primavera, la riforma modificata si dovrebbe collegare a quella dell’unione bancaria. E anche in questo caso Di Maio e i grillini chiedono una modifica e si oppongono alla proposta tedesca Schöbel-Scholz: “Se passasse questa tesi - ha spiegato Di Maio -rischieremmo di far fallire il nostro sistema bancario e di vedere attivato il Mes per salvarci da una riforma che avremmo firmato noi stessi. Sarebbe paradossale. Un meccanismo folle e un rischio che non vogliamo correre”.

Da Matera, il ministro degli Esteri ha poi dichiarato: "Faremo presenti tutte le perplessità che abbiamo sull'attuale impianto, quando avremo letto tutto, potremo verificare se il pacchetto convenga all'Italia oppure no. Secondo me, è sano per l'Italia non accelerare in maniera incauta ma difendere i propri interessi, aspettando la fine dei negoziati anche su tutti gli altri aspetti di questo pacchetto. Visto e considerato che c'è stato un cambio di maggioranza in Parlamento, che il Parlamento non si è ancora espresso e che la nuova maggioranza non si è ancora espressa sul Mes, sull'Unione bancaria e sul deposito sulle assicurazioni, è bene che ci sia una riflessione".

La palla ora passa nelle mani del premier e soprattutto del ministro dell’Economia Gualtieri, il quale ha sempre difeso, con le unghie e con i denti, il nuovo Mes.

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