Di Maio vola in Libia: incontro con Sarraj e Haftar

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È arrivato in Libia il ministro degli Esteri Luigi di Maio. Secondo l’agenda, oggi a Tripoli incontrerà Fayez al Sarraj, il vicepresidente del consiglio Ahmed Maitig e altri ministri. Nel pomeriggio l’incontro a Bengasi con Khalifa Haftar e poi Tobruk, per l’incontro con presidente della Camera. Tanti gli argomenti su cui dibattere.

Di Maio in Libia

Luigi di Maio è in Libia e gli incontri previsti per il 17 dicembre appaiono tutto fuorché facili. Una giornata impegnativa per il ministro degli Esteri, che nella mattinata sarà a Tripoli e nel pomeriggio a Bengasi, con le due parti divise da un muro di ostilità segnato anche dal volo che di Maio sarà costretto a prendere per giungere da una città all’altra. A Tripoli incontrerà Fayez al Sarraj, il vicepresidente del consiglio presidenziale Ahmed Maitig, con il ministro degli Affari esteri Mohamed Siala e quello degli Interni Fathi Bashaga. Khalifa Haftar, noto come l’uomo forte della Cirenaica, lo aspetterà invece a Bengasi, da cui poi si sposterà per giungere a Tobruk ed incontrare Aghila Saleh, presidente della Camera dei rappresentanti. Gli incontri si inseriscono in un quadro delicato e di massima attenzione che il governo italiano attribuisce al dossier libico, sempre più scottante e in guerra.

Il colloquio con Serraj e Haftar

In un clima teso, tanti i punti al centro dei differenti colloqui, sunto dei quali il conflitto tra i due poli, tutt’ora in corso e che rappresenta il primo della lista. Diplomatici italiani e osservatori libici hanno così spiegato uno degli obiettivi della missione: “Ridare alla crisi libica una dimensione mediterranea riproponendo con forza il peso degli argomenti europei“. A seguire il rilancio della conferenza di Berlino, col sostegno dell’Onu, volta a far dialogare tutti i Paesi coinvolti nello scenario libico per bloccare – successivamente – l’invio di aiuti militari ai due fronti. Altro tema scottante quello del memorandum Italia-Libia, cui si aggiungono i colloqui bilaterali tra gli europei e quello tra i governi di Mosca e Ankara, quest’ultimo previsto per il prossimo 8 gennaio. “Sarà fondamentale lavorare bene prima del summit Putin-Erdogan”, continuano i diplomatici, proprio per far sentire il peso economico e politico europeo ed evitare la riproposizione del principio: “Non c’è soluzione militare alla crisi libica”.