Di Pietro: quando morì Falcone, Borsellino mi disse: manca poco

Cro/Ska

Roma, 18 lug. (askanews) - "Quando morì Falcone, tutti sapevano che sarebbe toccato a Borsellino. Lo diceva lui stesso. Ci furono anche relazioni dei Ros. Nel mio caso, la mia famiglia fu trasferita all'estero, avevo la mia casa controllata 24 ore su 24. Per Borsellino perché non l'hanno fatto? E' una cosa che non ha senso e non ha logica, se non quella di pensare: speriamo che non succeda, o magari: speriamo che succeda. Fino a che punto si tratta di ignavia e superficialità e fino a che punto invece scatta il pensiero: liberiamocene? Il giorno del funerale di Falcone, io mi recai da Borsellino e lui mi disse: Antò, dobbiamo fare presto perché manca poco". Lo afferma Antonio Di Pietro ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'è desta" condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell'Università Niccolò Cusano.

E sull'agenda rossa di Borsellino "di aspetti specifici ho parlato già coi servizi di sicurezza, nelle sedi giudiziarie opportune", afferma Di Pietro. "Quel che posso dire è che a mio avviso quel che è successo lì sta in quel rapporto mafia-politica che aveva coinvolto tutta l'Italia. A Milano hanno cercato di fermare chi indagava con la delegittimazione, a Palermo con l'omicidio".