Di quanto aumentano i beni se aumenta l’Iva?

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La fretta di chiudere la crisi di governo e di avere un nuovo esecutivo, sottolineata con fermezza dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella riguarda anche la possibilità di votare una manovra finanziaria che non faccia scattare le clausole di salvaguardia sull’Iva, la cui aliquota principale passerebbe il prossimo 1° gennaio dal 22% al 25,2%.

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Ciò creerebbe un bel salasso, che porterebbe gli italiani a essere il secondo popolo europeo più tartassato da questa imposta. Il primato è dell’Ungheria, in cui l’aliquota si assesta al 27%. Sotto ci sono tutti gli altri: Germania (19%), Francia (20%), Spagna (21%), Portogallo (23%), Finlandia (24%). Secondo un’analisi di Unimpresa, il gettito Iva per l’Italia potrebbe raggiungere i 164,1 miliardi di euro nel 2020, contro i 140 miliardi previsti per il 2019.

Come detto, senza contromisure l’aliquota ordinaria sale dal 22% al 25,2%, mentre quella ridotta dovrebbe aumentare dal 10% al 13%. La prima riguarda caffè, vini e alcolici, sigarette, abbigliamento, calzature, motori e biciclette, carburanti, spettacoli sportivi, smartphone, computer, parrucchiere; la seconda si applica invece a carne, pesce, salumi, uova, marmellata, elettricità, parcelle di idraulico ed elettricista, voli aerei e treni interni, caffè al bar, alberghi. Insomma, non c’è aspetto della quotidianità che non ne sarebbe toccato.

Per capire l’impatto dell’aumento dell’Iva sulle spese degli italiani si possono considerare alcuni dei beni più venduti negli ultimi anni. Per esempio, un’automobile Fca (Fiat, Jeep, Lancia Alfa Romeo, Chrysler) costerebbe quasi 300 euro in più, mentre per una moto Bmw servirebbero 480 euro in più. Guardando a spese più frequenti, un paio di scarpe Adidas o Converse costerebbero dai 2 ai 3 euro in più; uno smartphone da 255 euro salirebbe a 261 euro; una bottiglia di vino da 5,5 euro costerebbe 14 centesimi in più. E il classico caffè al bar salirebbe di 3 centesimi.

Per quanto riguarda l’impatto complessivo sui consumi, non ci sono stime univoche. Per il Codacons, la stangata sarà di 1200 euro in più all’anno a famiglia: la cifra si riferisce però al 2021, nell’ipotesi di un ulteriore scatto della clausola di salvaguardia che porterebbe l’Iva al 26,5% e presupponendo che i consumi rimangano invariati. Cosa improbabile, tanto che lo stesso Codacons ha calcolato una una riduzione complessiva della spesa delle famiglie di circa 8,1 miliardi di euro, pari a 311 euro di minori consumi a testa. Per Confcommercio, invece, l’aumento dell’Iva si tradurrà in 382 euro di maggiori tasse a persona, con un aggravio per le famiglie di quasi 890 euro.