Di Segni (Ucei): "Mia riconferma è riconoscimento a lavoro di tanti"

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"Sono soddisfatta perché è un riconoscimento che va a tanti che in questi anni hanno lavorato per far emergere l'unione, al di là dell'aspetto personale. Adesso le nostre sfide sono saperci organizzare al nostro intento per dare particolare attenzione al mondo dei giovani e supporto alle loro attività, questa è la priorità. Così come rafforzare la cultura e la lingua ebraica all'interno delle nostre comunità, che hanno una sfida demografica e di sostenibilità futura molto importante e faticosa. Il virus ci ha messo del suo per creare una situazione di criticità per molte famiglie e situazioni: da un lato sopperire all'emergenza e dall'altro rafforzare un percorso di medio termine ovviamente non è facile". Organizzazione interna e nuove sfide: riparte da qui Noemi Di Segni, che all'Adnkronos commenta la propria riconferma a presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Alla guida dell'Ucei dal 2016, ha vissuto l'inasprimento di un clima già difficile, con una recrudescenza di episodi di antisemitismo che più volte hanno fatto gridare a un possibile ritorno del pericolo fascista. "Così come c'é un lavoro urgente da fare sia in termini culturali, educativi e legislativi per arginare tutta questa 'mareggiata di odio' e di abuso della memoria - spiega Di Segni - al tempo stesso è necessario riaffermare, ancora una volta, che l'ebraismo non è solo Shoah e persecuzione ma è moltissimo altro da condividere con il Paese. Concretamente si deve intervenire anche su come oggi è impostata la normativa, perché anche le denunce vengono tutte archiviate, non configurando alcun reato. Quando si arriva alla denuncia in tribunale culturalmente è già tardi: va fatto un lavoro di convivenza quotidiana da bambini. Non si può crescere male, con odio, e poi arrivare in un'aula giudiziaria e cercare di fare lì un lavoro correttivo".

(di Silvia Mancinelli)

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