Di Segni (Ucei): no pietre inciampo se poi si fomenta odio per Israele

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Roma, 30 gen. (askanews) - No alla "demonizzazione e isolamento di Israele" e alla "santificazione dei terroristi con monumenti e strade dedicate", l'impegno nella memoria significa anche non fomentare l'odio per Israele. Intervenendo all'evento "La Sapienza chiede scusa. Leggi razziali, la scuola e l'accademia" svoltosi presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università romana, la presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, oltre a invitare l'ateneo all'adozione della definizione operativa di antisemitismo dell'Ihra, si è soffermata sugli impegni che renderebbero davvero coerente lo sforzo di Memoria ed elaborazione delle gravi responsabilità che vi furono nello svolgersi dell'azione antisemita del regime fascista.

Tra gli altri la presidente dell'Unione ha richiamato il respingimento di ogni abuso antisemita della Shoah, "ribaltando sugli ebrei e sullo Stato di Israele i termini 'nazista' riferito ai leader e ai soldati di quel Paese e 'campo di sterminio' riferito ai Territori". Coerenza in questo impegno, ha aggiunto Di Segni, significa opporsi a risoluzioni dell'Unesco "che negano il riferimento ebraico di Gerusalemme e le migliaia di risoluzioni dell'Onu contro Israele e a favore dei palestinesi, mentre nel resto del Medio Oriente e nel mondo si perpetrano altri genocidi e massacri e abuso di ogni diritto umano, dell'infanzia o della donna, nel silenzio totale". E inoltre opporsi a "demonizzazione e isolamento di Israele" e alla "santificazione dei terroristi con monumenti e strade dedicate". Tradire questo impegno, ha sottolineato Di Segni, si manifesta anche "piangendo nelle cerimonie e poi ribadendo che i Protocolli dei Savi di Sion sono verità, o in fondo hanno fondo di verità, e che gli ebrei controllano il mondo e la finanza". Mettere pietre di inciampo "e poi demonizzare Israele".

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