Di tutto per evitare il lockdown

Pietro Salvatori
·Giornalista politico, Huffpost
·3 minuto per la lettura
07/10/2020Roma,il presidente del Conisiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa sul nuovo decreto ministeriale (Photo: Francesco Fotia)
07/10/2020Roma,il presidente del Conisiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa sul nuovo decreto ministeriale (Photo: Francesco Fotia)

Quando la comunicazione di Palazzo Chigi annuncia che Giuseppe Conte uscirà in piazza Colonna per alcune dichiarazioni sembra di rivedere un vecchio film disturbante. Sono da poco passate le sei, e appena mezz’ora prima il bollettino dei contagi aveva fatto segnare un brusco incremento, fermandosi a quota 3678 nuovi contagi, con un rapporto di nuovi malati rispetto ai tamponi tra i più alti delle ultime settimane.

Quello delle dichiarazioni serali del premier è un format che nessuno si augura di rivedere, non fosse altro perché segnalerebbe un’impennata della curva epidemica. “Non ci possiamo rilassare, non possiamo disperdere i sacrifici fatti”, dice il presidente del Consiglio ai suoi collaboratori, prima di decidere di convocare il punto stampa.

L’orizzonte fortunatamente è cambiato. Non ci muoviamo più in una terra del tutto incognita, il censimento dei contagi è frutto di un numero di tamponi mai effettuato nella scorsa primavera, il rapporto tra sintomatici e asintomatici è maggiormente sbilanciato verso i secondi, il tasso di ospedalizzazione è sotto controllo, le terapie intensive non sono sotto stress, i casi sono maggiormente distribuiti sul territorio nazionale. Sono queste le considerazioni per le quali Conte vuole assolutamente evitare, per tutto il tempo che sarà possibile, di assumere provvedimenti che impattino sulle attività produttive del paese. È lo stesso esecutivo d’altronde ad aver messo nero su bianco le cifre della possibile catastrofe: meno 11% del Pil in caso di una nuova serrata.

È un nuovo mood quello dell’esecutivo, che si spinge fin dentro il ministero della Salute. Roberto Speranza da sempre è stato il capofila degli intransigenti nell’esecutivo, ma la consonanza di vedute con Conte è pressoché totale in questa fase. “Abbiamo scampato l’autunno caldo e tutto sommato la riapertura delle scuole finora è andata bene - ragiona un esponente dell’esecutivo - ma cosa succede quando si esaurisce la cassa integrazione? Dobbiamo assolutamente evitare nuovi shock all’economia”.

Per questo il premier spinge fortemente per una stretta su tutte quelle misure di protezione individuale che non tocchino direttamente le attività produttive. “Abbiamo sempre adottato una linea metodologica coerente, mettendo sempre la salute al primo posto, anche perché se curiamo prima la salute poi le cose vanno meglio”, ha motivato l’obbligo introdotto oggi di portare le mascherine sia all’aperto sia in tutti i luoghi aperti al pubblico. “E poi ci sono i criteri di adeguatezza e proporzionalità - ha aggiunto - oggi che non vogliamo tornare al lockdown riteniamo adeguata questa misura”.

C’è anche una questione sociale, in un paese che vede di giorno in giorno aumentare negazionisti e critici, molto meno disponibile ad accettare di buon grado una nuova poderosa limitazione alle libertà personali. Quando si esaurirà la cig aumenteranno sensibilmente le fibrillazioni nel paese, una nuova stretta potrebbe dare il colpo di grazia a un paese stanco e sfibrato. Non è un caso che alle Regioni sia stata data la facoltà di emettere ordinanze più restrittive. Come a dire: per il governo le misure sono calibrate al punto giusto, ma non si opporrà di certo a strette disposte nei territori come già fatto da Vincenzo De Luca con il coprifuoco per bar e ristoranti e da Nicola Zingaretti anticipando il provvedimento sulle mascherine.

Nulla viene escluso, secondo la bussola che la salute viene prima di tutto, ma tutte le strade per il contenimento del virus verranno intraprese prima di pensare a eventuali chiusure. Prudentemente l’esecutivo potrebbe sfruttare fino all’ultimo i giorni che lo separano dalla scadenza del dpcm ponte varato oggi e in vigore fino al 15 ottobre, nella logica che “osserviamo i numeri e vediamo se intraprendere qualche altra misura, sempre nel solco della adeguatezza e proporzionalità”. Sperando che non occorrano.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.