Dia Palermo confisca 20 mln beni a imprenditore vicino a cosa nostra -2-

Red/Voz

Roma, 15 nov. (askanews) - La Dia di Palermo, attraverso gli accertamenti finalizzati all'emissione dell'odierno provvedimento, ha dimostrato come l'imprenditore avesse acquisito un consistente patrimonio immobiliare e costituito numerose aziende (operanti nel settore del commercio di prodotti alimentari), anche beneficiando di finanziamenti comunitari erogati dal Fondo Europeo per la pesca in Sicilia, nonché sottraendo a tassazione ingenti ricavi imponibili, frutto della propria attività commerciale.

Inoltre, a seguito degli accertamenti disposti dal Direttore della Dia, ha provato la sua contiguità ad elementi di spicco di cosa nostra - Gianfranco Puccio e Giuseppe Salvatore Riina, figlio di Salvatore - e documentato come la sua scalata imprenditoriale fosse inserita all'interno di una commistione di interessi tra attività di impresa ed attività mafiosa traendo, in un settore strategico del circuito dell'economia legale, sostegno, consenso ed ampia visibilità.

Parallelamente sono stati sentiti i collaboratori di giustizia Manuel Pasta, Andrea Bonaccorso, Salvatore Giordano e Sebastiano Arnone, i quali hanno confermato come le attività dell'imprenditore fossero state realizzate grazie all'appoggio ed al sostegno di cosa nostra, motivo per il quale al medesimo era stato richiesto di versare una quota in denaro a favore dell'associazione mafiosa, ovvero di provvedere all'eventuale assunzione di personale. Il collaboratore di giustizia Vito Galatolo ha riferito, inoltre, che nell'attività imprenditoriale era stato investito denaro appartenente ad esponenti di cosa nostra.(Segue)