Diabete 2, in estate la metà pazienti rischia di "sgarrare" con cure -3-

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Roma, 27 lug. (askanews) - "Lo studio REWIND, della durata media di più di 5 anni, è uno fra i più lunghi tra gli studi di sicurezza cardiovascolare e ha coinvolto un tipo di popolazione di pazienti molto rappresentativo delle persone con diabete di tipo 2 nella pratica clinica reale - riprende Di Bartolo -. Il rischio composito di infarto, ictus non fatali e morte per cause vascolari si riduce del 12%. Questo è un risultato di estremo rilievo perché ottenuto in un'ampia tipologia di persone con diabete di tipo 2, inclusi i pazienti con e senza precedente malattia cardiovascolare. È un elemento di assoluta novità che potrebbe portare a una revisione delle raccomandazioni cliniche per i pazienti con diabete di tipo 2. Attualmente è previsto l'impiego di farmaci che consentono una riduzione del rischio cardiovascolare nei pazienti che hanno già avuto malattia cardiovascolare, mentre in un prossimo futuro dulaglutide, efficace nel prevenire gli eventi cardiovascolari anche in prevenzione primaria, potrebbe essere raccomandato a tutti i diabetici con rischio cardiovascolare ma senza un evento pregresso. I dati degli ultimi Annali AMD mostrano che nel 2016 soltanto il 3,7% dei diabetici italiani era in trattamento con agonisti del recettore GLP1. Ci attendiamo che la percentuale sia un po' cresciuta nel frattempo, ma senza dubbio gli ottimi risultati emersi da REWIND indicano l'opportunità di estendere l'impiego di dulaglutide a una più ampia fetta di pazienti perché si tratta di un farmaco con un elevato profilo di efficacia metabolica, sicurezza e tollerabilità, dimostrato da numerosi studi clinici e da anni di utilizzo in pratica clinica. Anche se questi calcoli si devono prendere con le pinze, e pur in considerazione dei costi più elevati della terapia farmacologica, non possiamo ignorare come ogni anno in Italia 50.000 diabetici vadano incontro a un infarto, altri 50.000 a un ictus: proiettando i dati dello studio Rewind si potrebbero risparmiare oltre 13.000 eventi cardiovascolari l'anno".