Diabete e insulino-resistenza in gravidanza, a rischio capacità cognitive

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Roma, 22 ott. (askanews) - Ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, e della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs hanno scoperto un'altra possibile complicanza del diabete gestazionale: potrebbe compromettere le funzioni cognitive, per esempio la capacità di apprendimento e memoria, non solo del nascituro ma anche delle generazioni successive.

È quanto emerso da uno studio appena pubblicato sulla rivista prestigiosa rivista internazionale "Nature Communications", condotto da un gruppo di giovani ricercatori dell'Istituto di Fisiologia Umana dell'Università Cattolica, diretto dal professore Claudio Grassi e finanziato dal Ministero dell'Istruzione, della Università e della Ricerca e dal Ministero della Salute.

Finora, gli studi sugli effetti delle malattie metaboliche sulla salute del cervello si sono concentrati sui pazienti stessi. "La nostra ricerca sottolinea come problemi metabolici durante la gravidanza possano ridurre la 'plasticità' del cervello anche nelle generazioni successive, compromettendone l'apprendimento e la memoria", sottolinea il professor Grassi.

Lavorando su modelli animali di diabete gestazionale i ricercatori hanno osservato che i cuccioli delle femmine con diabete in gravidanza avevano ridotte capacità di apprendimento e memoria, come pure i 'nipoti' e i 'pronipoti', insomma il diabete in gravidanza incide sulle capacità cognitive di tre generazioni. Gli esperti hanno visto che il diabete gestazionale lascia il segno sul DNA dei cuccioli, alterando il funzionamento di alcuni geni 'vita natural durante'. Infine, i ricercatori hanno anche compreso che a questa alterazione dell'attività dei geni corrisponde la carenza nel cervello dei cuccioli di un fattore essenziale per lo sviluppo e il funzionamento del cervello stesso, il fattore di crescita BDNF. Infatti, quando gli scienziati hanno ripristinato concentrazioni adeguate di BDNF nel cervello dei topolini, questi hanno recuperato le funzioni cognitive deficitarie.(Segue)