Diabete, pazienti connessi coi social. Ma spesso disorientati -2-

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Roma, 14 nov. (askanews) - Ma se è sui social media che gli italiani trovano oggi la maggior parte delle informazioni sul diabete, è proprio qui che rischiano di rimanere impigliati a caccia di suggerimenti sull'alimentazione da adottare (il 38%), di tutorial che spieghino come affrontare la malattia (il 18%), di informazioni su dispositivi medici (il 17%), di confronto su sintomi (il 12%), cause (9%), stili di vita (8%) ed altri problemi. Inciampando in informazioni che nella maggior parte dei casi risultano essere completamente false: la ricerca rivela, infatti, che tra i primi 100 statement espressi nei post più virali, il 60% contiene indicazioni totalmente errate dal punto di vista medico-scientifico, l'8% parzialmente vere e solo il 32% attendibili. E quel 60% nasconde pericoli per la salute: in una scala da 0 a 5, 33 mostrano un grado di pericolosità da 2 a 3, mentre 19 un grado di pericolosità pari a 1. Solo 6 affermazioni false sono innocue.

Ma da dove arrivano queste informazioni? Tra le fonti prevalgono quelle non accreditate, come canali tematici su salute e benessere (30%) spesso di proprietà non specificata e dubbia qualità editoriale, influencer (18%), utenti singoli (8%) e canali tematici specializzati sul diabete (6%), anch'essi di scarso livello editoriale. La prima testata giornalistica compare solo al 39° posto nella classifica degli autori dei post più virali. Anche operatori sanitari ed esperti sono piuttosto assenti nella classifica dei post che hanno raccolto la maggiore attenzione del pubblico online. "Questa ricerca - sottolinea Diomira Cennamo, direttore scientifico di Brand Reporter Lab - conferma come l'informazione abbia impatti potenziali diretti sulla salute delle persone. Dai risultati emerge infatti che i messaggi che viaggiano nel web 2.0, oltre a essere sempre più disintermediati rispetto alle fonti accreditate da un punto di vista informativo e medico-scientifico, non sono quasi mai innocui. Questa consapevolezza dovrebbe investire tutti gli operatori del settore medico, sia pubblici sia privati, e stimolarli all'ascolto delle vulnerabilità e delle esigenze informative del paziente-utente, oltre all'attivazione di una presenza giocata sui canali in cui hanno luogo l'interazione e la condivisione dei contenuti. Una presenza che dovrà essere in grado di sfruttare le logiche di viralità di questi stessi canali, ad oggi appannaggio di soggetti dall'identità poco chiara e di dubbia autorevolezza e qualità editoriale".