Dialogare con Bobbio sotto il lumicino tremolante della ragione

·2 minuto per la lettura
Turin, Italy, July 1983: The Italian philosopher Norberto Bobbio in his home. (Photo by Vittoriano Rastelli/Getty Images) (Photo: Vittoriano Rastelli via Getty Images)
Turin, Italy, July 1983: The Italian philosopher Norberto Bobbio in his home. (Photo by Vittoriano Rastelli/Getty Images) (Photo: Vittoriano Rastelli via Getty Images)

“A Bobbio non piaceva molto. Pure qualche volta è necessario iniziare con una citazione”. Comincia così Il lumicino della ragione (Donzelli, 18,00 €) di Gaetano Pecora, che è ordinario di “Storia delle dottrine politiche” all’Università del Sannio e alla LUISS Guido Carli.

Il ragionamento che si snoda lungo le 191 pagine del libro prende avvio da una frase in prima persona dell’autore di Destra e Sinistra: “Ho imparato a rispettare le idee altrui”. Norberto Bobbio infatti amava definirsi uomo del dubbio, attento alla differenza di significato che l’accostamento tra le parole può provocare. Non sono le altre idee che aveva imparato a rispettare, ma le idee altrui, le idee cioè di altre persone, tutte libere e giuridicamente tutelate nel manifestarle.

Allora Pecora ha scelto bene il titolo del suo saggio. Perché si dà il caso che procedendo il dialogo e il dibattito esattamente con le idee altrui, la ricerca non ha mai fine, non termina mai, anche e soprattutto perché, ad avviso di Bobbio, si alimenta di una precisa concezione della ragione e insieme della scienza e della conoscenza. Una ragione che non potrà ambire alla pretesa dogmatica e positivistica di un’assoluta certezza ma tuttalpiù a una certezza relativa, sempre franosa e pericolante. Non una ragione prepotente e assertiva, dunque, ma duttile: “la nostra ragione non è un lume: è un lumicino”, scriveva il filosofo torinese nel suo Morale e religione.

Il “lumicino della ragione”, come spiega Pecora, “è un’immagine assai cara a Bobbio che egli riprendeva da Locke e gli piaceva utilizzarla tutte le volte che doveva spiegare il perché e il per come del suo convinto laicismo”. Ecco la lezione laica di Norberto Bobbio. “Per lui - continua Pecora - lo Stato laico è tale finché non decampa dal principio giuridico della eguale libertà, lasciando che ognuno se ne vada per le strade che gli comanda la sua spiritualità”. L’interrogativo sulla verità di quella strada è destinato a rimanere incompiuto, proprio perché la ragione illumina tremolando, rischiara col lumicino, non è una luce accecante che annulla le altre verità.

Da questa luce fioca proviene la tolleranza, “il cardine elementare intorno a cui ruota la sapienza laica”, scrive Pecora.

Il laicismo di Bobbio si svolge da qui, dalla consapevolezza della fragilità della ragione che però è tutto quello che abbiamo. Non accenderla questa piccola fiamma, o lasciarla spegnere significherebbe spegnere noi stessi.

Insomma, la ragione è fragile, ma comunque la possediamo.

E allora: che si debba rivedere la definizione che Bobbio dava di sé stesso (“Sono un illuminista pessimista”, scrisse una volta)? Non certo per definirlo un ottimista a oltranza. Ma per collocarlo in una posizione intermedia, sempre aperta al dialogo, non passiva e rinunciataria dunque, ma vigile e indagatrice.

Insomma, non sembrerebbe meglio collocarlo sul crocevia di più strade (magari anche contrastanti tra loro) di cui lui esperiva i limiti, e mentre li esperiva si apriva per ciò stesso alla progressività del divenire umano?

Il lumicino della ragione (Photo: Il lumicino della ragione)
Il lumicino della ragione (Photo: Il lumicino della ragione)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli