Diamanti “umani”: in Svizzera i resti dei propri cari diventano pietre preziose

Circa 900 richieste di diamanti umani all’anno, ma in Italia la pratica che trasforma le ceneri dei cari estinti in pietre non piace

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“Polvere sei e polvere ritornerai”, recita la Bibbia. Qualcuno preferisce trasformare la polvere in un diamante. Tedeschi, giapponesi, austriaci e svizzeri sembrano apprezzare il procedimento offerto dalla società elvetica Algordanza che dalle ceneri dei cari defunti riesce a ottenere un diamante.

I processi millenari che in natura creano la pietra più preziosa al mondo, in laboratorio si ottengono con minor tempo: le ceneri sono trasformate prima in carbonio e poi in grafite attraverso acidi, presse e forni. Il costo? Per un diamante da 1 carato servono 14mila euro, per il più piccolo, quello da 0,3 carati solo 4mila euro. Il problema, però, sembra non essere economico ma culturale. In Italia solo una decina di casi dal 2009, da quando la pratica è legale.

Il senatore Carlo Giovanardi ha proposto di vietare la “diamantizzazione”, estendendo il reato di vilipendio di cadavere. Un intervento legislativo che, tutto sommato, sembra non essere così urgente. I parenti che finora hanno deciso di trasformare le ceneri dei cari in un diamante da mettere su un anello, si lontano sulle dita di una mano. Anzi due.