Diario da Milano: fermare la Regione per stoppare il Coronavirus

Mch

Milano, 10 mar. (askanews) - La Lombardia chiede di spegnere la regione per almeno due settimane, fermare trasporti, imprese e trasporti per limitare la diffusione del Coronavirus. Se non si la diffusione dell'epidemia il rischio è il collasso del sistema sanitario; i numeri non danno tregua: salgono a 468 i decessi in Regione e arrivano a 5.791 le positività registrate da inizio emergenza. A sdoganare un lockdown con le botteghe serrate è stato il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, che dopo un meeting con i sindaci dei capoluoghi ha chiesto "fermezza. Vogliamo tutti la stessa cosa - ha detto Fontana - chiudere tutto adesso, tranne i servizi essenziali, per ripartire il prima possibile. Le mezze misure, l'abbiamo visto in queste settimane, non servono a contenere questa emergenza".

La palla è nel campo del governo che dovrà decidere se aumentare le restrizioni o meno. Il premier Giuseppe Conte "non ha escluso affatto la possibilità di adottare misure più restrittive, ove necessarie", fa sapere Palazzo Chigi, ed eventuali novità potrebbero arrivare già domani.

Di certo, la proposta nata in Lombardia è piaciuta, al governatore del Veneto - "Piuttosto che protrarre un'agonia che dura mesi, credo sia meglio arrivare a una chiusura totale", ha detto Luca Zaia - e pure a Matteo Salvini e ai sindacati che in serata hanno proposto "una riduzione modulata, dal rallentamento fino alla sospensione momentanea, dell'attività lavorativa manifatturiera e dei servizi".

Fontana, tornando a parlare con i giornalisti nel suo primo giorno post quarantena, ha spiegato come solo aumentando le restrizioni per due settimane si possa fermare il contagio. L'esempio l'hanno dato i dieci comuni del Lodigiano, blindati a inizio emergenza: "È l'unica zona in cui l'evoluzione della infezione si sta riducendo; è un importante dato da cui partire: se i numeri si riducono dove ci sono state misure rigorose significa che bisogna ridurre la vicinanza sociale delle persone. Dobbiamo insistere", ha rivendicato il governatore.

Anche se Confindustria si è mostrata titubante, "preoccupata" dalla possibilità di esasperare le misure di contenimento del contagio, alcune imprese si sono portate avanti. La catena di cosmetici Kiko, nata e cresciuta a Bergamo, ha deciso di chiudere fino al 3 aprile i suoi 340 negozi in tutta Italia e la Polini Motori ha annunciato lo stop delle sue attività nello stabilimento di Alzano Lombardo, uno dei comuni più flagellati dall'emergenza Coronavirus in Lombardia. Anche Armani ha giocato d'anticipo: stop a Milano di negozi, ristoranti e hotel griffati con lo storico brand del made in Italy fino a quando la situazione non migliorerà. Resteranno sempre al lavoro gli alimentari: la catena del food, ha fatto sapere il Mercato agroalimentare di Milano, va avanti regolarmente anche nei giorni di emergenza Coronavirus.