Diario da Milano, in Lombardia domenica di polemiche politiche

Lme

Milano, 29 mar. (askanews) - I numeri o, meglio, alcune possibili tendenze di medio periodo sembrano portare a un "cauto ottimismo", parole usate per esempio dall'Istituto Mario Negri per descrivere la situazione a Bergamo, la provincia lombarda attualmente più colpita dal Coronavirus, ma la domenica in Lombardia, in attesa dei nuovi numeri sul contagio, è stata segnata da una serie di polemiche politiche che fanno pensare più a una situazione di campagna elettorale rispetto a quella di gestione di un'emergenza mai vista prima che sta colpendo la regione locomotiva d'Italia molto di più di qualunque altro territorio italiano.

L'assessore regionale al Bilancio, il leghista Davide Caparini, ha aperto le danze attaccando il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che aveva sostenuto che le Regioni da sole non avrebbero potuto resistere da sole all'emergenza. "La Lombardia - ha dichiarato Caparini - sta uscendo dalla crisi malgrado questo Governo incapace di gestire l'ordinarietà, figuriamoci l'emergenza. Quando il ministro Boccia afferma che nessuna regione ce l'avrebbe fatta da sola dice un'eresia. Se stiamo contando i nostri morti è anche a causa di un Governo che non ha istituito le zone rosse quando e dove gliele abbiamo chieste. E lo abbiamo chiesto con il supporto della scienza. Un Governo a cui abbiamo implorato di fare lo shutdown di tutta la regione arrivato con almeno due settimane di ritardo".

Governo incapace, insomma secondo Caparini. Poche ore dopo arriva la replica del Pd lombardo, che con il suo segretario Vinicio Peluffo usa toni altrettanto diretti: "L'assessore Caparini si dimostra ancora una volta irresponsabile. Di più, inadeguato al suo ruolo e anche alla comprensione di quello che sta accadendo. Nessuno si salva da solo, nessuno può pensare di salvarsi da solo. C'è bisogno di tutte le istituzioni, dai comuni fino all'Unione Europea. Chi in Regione continua a rivendicare risultati per sé scaricando i problemi sugli altri - secondo il segretario dem lombardo - non fa un buon servizio alla causa della lotta al contagio".

Le polemiche del 29 marzo hanno poi coinvolto le due più importanti figure politiche della regione, quelle chiamate a gestire in prima persona l'emergenza: il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Anche qui, sfida Lega-Pd, per la cronaca. Con sullo sfondo la ventilata candidatura alla poltrona di primo cittadino dell'assessore regionale Giulio Gallera, l'altro volto della lotta al virus in terra lombarda.

Sala, nel videomessaggio quotidiano alla città, ha prima invocato la responsabilità della politica di fronte alla sfida della ricostruzione che verrà, citando lo spirito che aveva guidato i padri costituzionalisti. Poi però ha, con meno irruenza di Caparini, va detto, rinnovato il proprio pensiero sulla sanità regionale: "Sto dicendo: attenzione, la sanità lombarda ha fatto una scelta diversa da quella emiliana e veneta, ha privilegiato le grandi strutture ospedaliere, e in particolare anche quelle private, e si è persa capacità di tenuta sul territorio del tessuto socio sanitario, in questo momento questo è un limite. Parlate con i medici di base e sentite cosa vi dicono, i consultori non ci sono più. Ora, saremo in grado di metterci al tavolo e trovare quella che si presume essere la formula giusta a tempi cambiati?".

Puntuale la replica di Fontana: "Il sindaco di Milano sa benissimo tutto quello che Regione Lombardia ha fatto in passato - ha scritto in una nota - fuori dall'emergenza, per rendere Milano e il nostro territorio un'eccellenza sanitaria internazionale, che anche lui ha sempre decantato e portato come modello di vanto. E sa bene anche tutto quello che, spesso, troppo spesso, da soli, stiamo facendo per combattere questa guerra".

"Nel merito - ha aggiunto Fontana - gli rammento che consultori si occupano di tutt'altro e non certo di Coronavirus. Quanto ai medici di base forse non ha compreso bene ciò che dicono. Non avevano i presidi (mascherine, gel igienizzante) per proteggere se stessi e i malati, per questo non potevano effettuare le visite a domicilio. E non avevano i presidi perché il Governo non è stato finora in grado di fornirci la quantità sufficiente per assicurarli anche a loro. Ma da oggi, produciamo da soli 900.000 pezzi e la mancanza verrà risolta dalla Regione".