Diario della quarantena da Codogno, settimo giorno

Cielo basso, aria che punge, una pioggia sottile che si infila nel nostro sabato di noia. Oggi la quarantena è davvero insopportabile, un cappio che ci spinge a barricarci in casa. Come dice mia moglie, siamo dentro la serie 'Walking dead' dove un'epidemia trasforma in zombie gli esseri umani. Più ancora di noi, i 'morti viventi' sono i baristi, i titolari di negozi di abbigliamento, i commercianti in genere che stamattina incontrano il sindaco, Francesco Passerini, nella piazza del paese. Lui li spinge a stringere i denti, ma loro, all'idea di un'altra settimana di chiusura, sono disperati. Addirittura, minacciano di alzare la saracinesca in segno di protesta. Come non capirli?

Ho la sensazione di stare in una città-carcere, dove l'unico davvero contento è Ugo, il nostro cane, mai stato così coccolato da tutti. Moglie e figlia provano a tirare su la giornata. Si mettono a ballare hip-hop, fanno andare a tutto volume la musica dance. L'attesa fa accumulare domande. Quando riandremo al cinema a Piacenza? I bambini chiedono 'quando rimangeremo il panino al fast food'? Se l'Esselunga consegna la spesa a a casa, perché non può anche Amazon?

Esco un po' in macchina, le strade sono desolate come a Ferragosto, in più colpite dalla tristezza di questo cielo. Con mia moglie parliamo di quando riapriranno le scuole, il 9 marzo. Lei ha paura, io meno; penso che con la certezza che i bimbi siano sani si possa stare tranquilli. Certo, la certezza chi ce la dà? Ogni prospettiva mi genera dubbi, spero che i politici siano in grado di essere più lucidi di noi. Oggi, settimo giorno di isolamento senza nemmeno la luce del sole, camminiamo tra pensieri scuri. 

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