Diario della quarantena da Codogno. Quinto giorno

Stamattina gita fuori programma. Niente bici in campagna, come previsto, perché l'aria è troppo fresca. Ma ho l'idea giusta per rendere indimenticabile questa giornata! Carico tutti in auto e si fa il tour degli amici più cari, quelli che ci siamo stufati di sentire solo al telefono. Abbiamo una gran voglia di vederli ridere, di essere sicuri che stiano bene.

Tre tappe: vicino alla stazione, poi verso la croce rossa e infine nel quartiere di Retegno. Chiamiamo pochi secondi prima di arrivare per fargli una sorpresa. Vedere la gioia loro e dei bambini quando si affacciano sul balcone per 'accoglierci' non ha prezzo. Si chiacchiera da giù a su, come'è la regola di Codogno in questi tempi. I miei figli sono contenti di intrufolarsi in cartoleria per qualche acquisto, ma notano con tristezza che le gelaterie sono chiuse.

La 'doccia fredda' per loro arriva coi compiti che le maestre mandano per la prima volta su whatsApp. Fine delle vacanze da quarantena. Però si mettono subito sotto, bisogna recuperare il tempo perso.

A distrarli arriva il nonno che, come sempre, anche in questi giorni sparge le note del suo amato pianoforte verso tutto il vicinato, compresa casa nostra. Si mette a insegnare i primi rudimenti ai ragazzi sulla tastiera. Tutto sommato le cose stanno migliorando.

Io però sono un po' arrabbiato per come stanno trattando l'ospedale di Codogno. Non mi piace che venga accusato di avere agevolato il contagio. Noi ci siamo sempre trovati bene  lì e nessuno dice che un anno e mezzo fa hanno tagliato i fondi e chiuso pediatria e neonatologia. Ora non si nasce più a Codogno e i bambini si vanno a curare a Piacenza o a Lodi.

Stasera pizza fatta in casa, ci mettiamo a mescolare gli ingredienti e ad aspettare che cresca la pasta per passare questo tempo di attesa che sembra non finire più.   

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