Diario Milano, Cristina: in tre giorni fatturato del nostro albergo crollato del 95%

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Milano, 11 mar. (askanews) - "Per noi lo scoppio è stato improvviso: in tre giorni abbiamo visto passare il fatturato da un valore assoluto di 100 a 5, è crollato del 95%. Ci si può aspettare una crisi, ci sono dei segnali in quei casi, di questo no. E' come se stessimo andando a 300 all'ora e ci fossimo fermati contro un muro, senza la possibilità di respirare, di pensare". Cristina Paini è founder e ceo di Lhm Hotel management company, una white label company che si occupa di gestire alberghi 4 e 5 stelle per conto terzi. A Milano, attraverso la sua società, gestisce il Ramada Plaza, un quattro stelle categoria superior in zona viale Monza. L'emergenza coronavirus ha travolto in pieno la sua attività come quella dell'intero comparto, il turismo, che proprio a Milano stava vivendo un momento di grande crescita. "Tutto è successo tra il 22 e il 24 febbraio - ha raccontato ad askanews - il 22 ci sono state le prime notizie sui provvedimenti di chiusure, il 24 noi ricevevamo cancellazioni continue e ingenti, poi l'albergo si è svuotato. I primi giorni c'era un 10% di occupazione che poi è scesa a un 5 e adesso a nulla". Le perdite registrate in queste tre settimane, dallo scoppio del contagio, son ingenti. "Abbiamo già perso più di un milione di euro e molte cancellazioni non sono ancora state fatte perché nel mondo del turismo funziona che io non cancello finchè non ho penale - ci ha spiegato - ci sono situazioni in cui c'è una finestra aperta fino a fine marzo per prenotazioni a fine aprile che noi riteniamo verranno cancellate. Diciamo che per questi due mesi la perdita sarà intorno al milione e mezzo in generale". Il susseguirsi di provvedimenti introdotti dal governo per arginare il contagio ha contribuito a creare una certa preoccupazione nel tessuto produttivo del Paese. Ma per chi come Paini lavora in Lombardia, epicentro dell'epidemia, le misure prese non solo sono "giuste e giustificate", ma probabilmente è anche ora di inasprirle per contenere il più possibile i danni. "In una situazione in cui io ho il 5% di occupazione, stare chiusa a me non cambia, preferisco una misura drastica che risolva il problema piuttosto che un trascinare a lungo una situazione che non si risolve - ci ha detto - Io sono a favore di un decreto di emergenza, ormai la Lombardia è in questa situazione e ha bisogno di risolvere il problema. Detto questo però accanto a un decreto di emergenza andava affiancato un decreto economico perché non si può pretendere che un individuo venga a chiamato a rispondere e sostituire chi deve intervenire a livello di sostegno economico". Nei fatti le prime tre settimane di stop hanno gravato per intero sulle spalle degli imprenditori privati. "Non dimentichiamoci che tutto è stato lasciato sul privato che se ne è fatto carico - ha aggiunto - L'alberghiero su Milano nel mondo business ha risentito molto dell'indicazioni di smartworking, delle chiusure dei voli piuttosto che della paura di altri Paesi di venire in Italia". Il settore turistico, soprattutto in una città come Milano dove quello d'affari rappresenta una grossa fetta, aveva già registrato un calo. "Noi in realtà prima del crollo verticale eravamo già in sofferenza per l'assenza del mercato cinese, ora però mi sembrano già tempi d'oro quando mi lamentavo del mercato cinese che non arrivava - ha confessato Paini - Con l'emergenza coronavirus in Cina il calo era già stato del 25-20%. E' stato tutto molto veloce: fino a fine gennaio noi abbiamo rispettato le nostre previsioni, dopo febbraio si è deteriorato prima col mercato cinese poi, nell'ultima settimana, con il nostro, con quello europeo, un mercato più di prossimità". Il Ramada Plaza a Milano è una struttura che per il 60-70%% è destinata a una clientela business e il resto al leisure, grazie a una serie di servizi tra cui soprattutto la sua formula innovativa di condhotel, con 171 camere e 96 appartamenti. Una caratteristica che finora ha permesso di scongiurare la chiusura. "Noi abbiamo dei clienti, lo so che è stupefacente, ma gli appartamenti ti permettono di essere più isolato perché hai la tua cucina e poi sono appartamenti presi sull'arco dell'anno, con affitti medio lunghi per cui chi non ha alternative ed è rimasto bloccato su Milano rimane qui. Se ci sarà l'indicazione di chiudere, ovviamente, lo faremo, ma per il momento non lo siamo. Dal punto di vista camere, invece, eravamo all'1% ieri di occupazione stiamo arrivando allo zero". In questo tempo sospeso intanto si continua a lavorare, facendo un po' di formazione al personale. "In questa fase ai dipendenti proponiamo e-learning: quello che non riesci a fare nell'emergenza del quotidiano - ci ha detto - lo fai ora con i ragazzi che fanno approfondimenti sui vari settori di appartenenza". Nonostante i numeri drammatici imposti dall'emergenza al settore, Paini è ottimista sul futuro. "Io vedo la luce in fondo al tunnel, per questo dico che sono a favore di una misura rigida: la vedo perché questo blocco non deriva da una crisi, Milano era sicuramente in fase di ascesa e forse abbiamo tutti peccato di hybris, questo ti dà uno schiaffo in faccia e ti obbliga a ripensare alcune cose. Ci siamo scoperti tutti impreparati". Da dove si ripartirà quando sarà finita l'emergenza? "Il leisure non lo vedi più nel senso che finchè la situazione non si risolve una famiglia ma anche un singolo non va in un Paese con una situazione del genere, neanche quando è finita, aspetta magari un po' di più. Si muoverà prima il business: vediamo che hanno tenuto in sospeso qualcosa ma riteniamo che anche aprile avrà un andamento molto simile a marzo. Tutte le fiere sono spostate in avanti per cui quei due mesi saranno vuoti". Resta comunque l'ottimismo legato anche al fatto che "il mercato rimane dinamico: io non ho visto uno stop sui progetti in essere, un allungamento dei tempi nel 2020 sì, ma i progetti restano gli stessi negli anni successivi". Incluse due nuove iniziative a cui sta lavorando, di cui una nuova struttura alberghiera a Milano città e un altro progetto a Trieste.