Diaz, pg Cassazione chiede conferma condanne secondo grado

Roma, 12 giu. (LaPresse) - Il procuratore generale della corte di Cassazione, Pietro Gaeta, ha chiesto la conferma di tutte le condanne di secondo grado per gli imputati coinvolti nell'irruzione alla scuola Diaz e Pascoli di Genova durante il G8 del 2001. Gli imputati sono tutti poliziotti e funzionari dei vertici della polizia. Tra i vertici di polizia assolti in primo grado e poi condannati in appello, ci sono il capo del dipartimento centrale anticrimine Francesco Gratteri (4 anni nel processo di secondo grado), l'ex vicedirettore dell'Ucigos Giovanni Luperi (4 anni), il capo del Servizio centrale operativo Gilberto Caldarozzi che allora era vice dello stesso servizio (3 anni e 8 mesi), Spartaco Mortola, ex dirigente della digos di Genova (3 anni e 8 mesi), Massimo Mazzoni, ex ispettore capo Sco (3 anni e 8 mesi). Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma, fu condannato a quattro anni in primo grado e a cinque in appello.

In particolare, il pg Pietro Gaeta, davanti ai giudici della Quinta sezione penale, tra richieste di rigetto e inammissibilità ha inoltrato la sua richiesta ritenendo che la sentenza di secondo grado del tribunale di Genova non sia affetta da "vizi motivazionali" o da "travisamento dei fatti". In particolare è stato chiesto il rigetto del ricorso di Francesco Gratteri, all'epoca dei fatti di Genova direttore dello Sco e l'inammissibilità di quello di Vincenzo Canterini, comandante del VII nucleo di Roma. Rigetto anche per il ricorso di Gilberto Caldarozzi, dirigente Sco. L'unica pena da rideterminare a ribasso è quella per Panzieri che, secondo il pg, da tre anni e otto mesi deve passare a tre anni e cinque mesi.á Per il pg Gaeta è dichiarato inammissibile anche il ricorso dell'Avvocatura Generale dello Stato - che rappresenta il ministero dell'Interno, che ricorre in qualità di responsabile civile - e quello della Procura di Genova. Di quest'ultimo, Gaeta ha chiesto l'accoglimento solo sul punto in cui chiede la correzione di un errore materiale del dispositivo della sentenza di appello, che omette di dichiarare prescritto il reato di calunnia per alcuni imputati.

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