Dietologo: "No a quote curvy, basta solo rappresentare tutti i corpi"

(Adnkronos) - Tutta colpa della 'legge del corpo unico'. Cosa rende così difficile per alcune persone il rapporto con l'alimentazione e la propria immagine fisica? Troppo semplice puntare il dito contro i social e basta secondo Edoardo Mocini, medico dietologo e ricercatore di Università Sapienza e Policlinico Umberto I di Roma. "Quello che fanno i social oggi - sottolinea lo specialista all'Adnkronos Salute - lo ha fatto anche la televisione in passato: modificano l'immaginario proposto. Se come specie umana un tempo i corpi che credevamo possibili erano quelli che ci circondavano nella quotidianità, oggi noi passiamo ore a vedere dei corpi che non sono corpi reali. Sono rappresentazioni mediatiche. E negli anni '90 tutto questo era anche più esacerbato. Esisteva solo un corpo, e di un certo tipo".

Le modelle curvy salveranno il mondo? Per l'esperto non basta. "Semplicemente la rappresentazione deve diventare veramente inclusiva", evidenzia. Lo spunto è un fenomeno che si sta verificando con una frequenza maggiore in tempi recenti, un inizio di timida svolta che potrebbe aiutare. Cioè il debutto di storie, documentari, film d'animazione che danno spazio anche ad 'altri corpi'. Un esempio è 'Reflect', il corto della Disney che ha come protagonista una ballerina 'plus-size' e affronta il tema del dismorfismo corporeo, dell'autostima. Funziona, per l'esperto, più delle "quote curvy".

"Non so infatti se la creazione di specifiche etichette, di categorie da includere come una specie protetta, poi aiuti veramente - ragiona - Secondo me servirebbe semplicemente ampliare la rappresentazione e accettarne altre senza definirle in un modo specifico. Non serve ci sia la mascotte di una certa quota. La rappresentazione deve diventare veramente inclusiva, non solamente di donne bellissime con i fianchi un pochino più larghi e la vita strettissima. Ma magari di donne con forme diverse, e ancora donne con disabilità, donne non bianche, donne con vere differenze rispetto al modello estetico dominante".

No alla finta inclusività, dunque, invita Mocini che si batte per il rispetto del percorso di ciascuno e non a caso ha pubblicato per Rizzoli un libro dal titolo significativo, 'Fatti i piatti tuoi'. Lo specialista è molto seguito anche sui social - per esempio su Instagram conta oltre 120mila follower - e spesso gli capita di interagire con ragazzi che esprimono un disagio. "Mi colpisce il completo cortocircuito del rapporto tra alimentazione, forma corporea, diete e modelli estetici - dice - Molte di queste persone percepiscono che c'è qualcosa che non va nel loro rapporto con il corpo, eppure continuano a mettere in atto le stesse identiche soluzioni che non li fanno stare meglio, ma peggio".

La società, analizza, "trasmettendoci un'idea del rapporto tra peso e alimentazione molto semplificato - purtroppo anche al fine di vendere prodotti - ci rende molto difficile uscire da certi tunnel, capire che il rapporto con il corpo, la dieta, l'alimentazione è qualcosa di più complesso rispetto a dire: mangio di meno, così dimagrisco. Purtroppo l'equazione è molto più lunga di: entrate meno uscite uguale il mio corpo". Di positivo, riflette Mocini, c'è che oggi è cresciuta l'attenzione ai disturbi alimentari e vengono più diagnosticati. E sicuramente "la rappresentazione si è un pochino ampliata ed è un po' più inclusiva anche se, ancora, quando si prova a mettere un corpo non proprio conforme in primo piano scattano le polemiche".

Ma in realtà, spiega l'esperto, "quando io ho la possibilità di vedere che altri corpi sono degni di esistere nelle storie che vengono raccontate, diventa molto più facile per me accettare di poterci convivere con quel corpo, e magari accettare che un percorso anche terapeutico, nel caso dell'obesità ad esempio, può necessitare anni. Se invece non c'è rappresentazione - avverte - è talmente insopportabile e difficile vivere in un corpo che 'non esiste' che l'importante diventa perdere quanto più peso possibile nel minor tempo possibile. Allora è molto più facile finire vittima di comportamenti e di prodotti non particolarmente utili".

Come possono i genitori intercettare tempestivamente eventuali campanelli d'allarme? "Negli ultimi anni - risponde il dietologo - l'età dei disturbi alimentari si è molto abbassata. A rischio di sembrare banali, il benessere dei nostri figli è il primo campanello d'allarme, se partecipano con gioia oppure no alle attività della vita. L'altra spia è lo stato di nutrizione: se ci accorgiamo che nel giro dei mesi c'è stato un brusco movimento nel peso, può essere un segnale. Molto importante è mangiare con i nostri figli, conservare e tutelare il momento del pasto insieme. Bisogna in generale recuperare gli spazi per poter seguire uno stile di vita sano e corretto e prendersi cura di sé e dei propri familiari. Molti ci dicono che non hanno tempo per farlo bene".

Mocini rimarca un aspetto: "Credo che sia molto difficile comprendere la sofferenza che ci può essere dietro ai problemi legati all'alimentazione e all'immagine corporea - fa notare - Emerge anche da documentari come 'Il metodo di Phil Stutz'", su Netflix, "in cui l'attore Jonah Hill è sia protagonista che regista e mette a nudo le sue fragilità, spiegando anche quanto sia difficile crescere con un corpo grasso in questa società".

"Non se ne parla spesso - conclude lo specialista - ed è difficile esprimere il proprio disagio perché non viene minimamente accettato, perché la gente ti dice: vabbè dimagrisci. Mi è rimasto impresso ciò che mi ha detto una paziente affetta da obesità: si sentiva come se la società considerasse la sua difficoltà alimentare un difetto morale. Io credo che questo sia un punto da cui partire, cioè considerare che il rapporto con l'alimentazione è complesso, ha mille variabili, e a volte è patologico. E che questa patologia non è un vizio, non è una colpa, non è un difetto morale, ma è una patologia".